Piramide/pozzo Santa Cristina /altare Oschiri /Draco/Venere

L’archeoastronomia è una scienza che cerca di decifrare il modo in cui le antiche civiltà osservavano e interpretavano il cielo, e si toccano sempre nodi affascinanti.
La correlazione tra la Sardegna e l’Egitto non è un’ipotesi di contatto diretto, ma piuttosto una straordinaria convergenza.
Due culture geograficamente distanti e cronologicamente separate hanno sviluppato un linguaggio simbolico comune, sincretismi che ho spesso sottolineato, per esprimere la stessa ricerca di eternità, utilizzando come “pietra di paragone” la volta celeste e i suoi cicli.
L’immagine che ho condiviso della sezione della Grande Piramide di Giza, le  riflessioni sull’Altare Rupestre di Santo Stefano a Oschiri e sul Pozzo di Santa Cristina sono tre tasselli di uno stesso mosaico celeste.

L’immagine che ho condiviso mostra la sezione trasversale della Piramide di Cheope, con i suoi celebri condotti di ventilazione. Secondo la teoria dell’archeoastronomia, questi condotti non erano semplici vie d’aria, ma veri e propri “binari” rituali.
I condotti sud, che partono dalla Camera del Re e dalla Camera della Regina, erano allineati rispettivamente con Alnitak, la stella più brillante della cintura di Orione, e con Sirio.
Nella mitologia egizia, Orione era la manifestazione celeste di Osiride, il dio della rinascita, mentre Sirio era associata a Iside, sua sposa e simbolo di fertilità.
I condotti nord, invece, puntavano verso Thuban, la stella della coda del Draco, la stella polare dell’epoca, e verso le stelle “imperiture” dell’Orsa Minore.
Thuban (α Draconis) fu la stella polare dal 3942 a.C. circa fino al 1793 a.C. . Durante il periodo di costruzione delle piramidi di Giza (circa 2500 a.C.), era la stella più vicina al polo nord celeste .
Queste stelle, che non tramontavano mai, rappresentavano l’immortalità del faraone.
I condotti erano quindi un progetto architettonico e astronomico per facilitare l’ascensione dell’anima del sovrano verso gli dei.

Il Pozzo di Santa Cristina, in Sardegna, rappresenta un’altra straordinaria applicazione di questa conoscenza astronomica. La sua struttura a tholos, che si restringe verso l’alto, la interpreto  come una sorta di “piramide inversa” o un cono interrato.
Il suo ingresso è orientato a Sud-Est, verso l’alba del solstizio d’inverno.
Ma la sua funzione principale era quella di osservare e traguardare, dalla stessa struttura del pozzo, il Lunistizio Maggiore, un evento che si verifica solo ogni 18,6 anni.
In queste notti, la Luna raggiunge la sua massima declinazione, e la sua luce, entrando dall’oculo superiore, illumina lo specchio d’acqua sul fondo del pozzo.
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/01/lunistizio-maggiore-al-santa-cristina.html?m=0
Questo ciclo di 18,6 anni è direttamente legato alla costellazione del Draco, che contiene il Polo Nord dell’Eclittica attorno a cui ruota l’orbita lunare.
I nodi lunari, i punti in cui l’orbita della Luna interseca l’eclittica, sono i punti in cui si verificano le eclissi e sono simbolicamente associati alla testa e alla coda del drago.
Pertanto, il pozzo non era solo un osservatorio, ma uno strumento per prevedere le eclissi e comprendere i cicli di morte e rinascita.

Estremamente simbolica è la rappresentazione della testa del Draco/Serpente in molti nostri bronzetti sardi, come nell’Ofiotauro, di cui ho a molte volte, ne ho parlato anche nei miei libri, una nobilitazione simbolica e artistica che li eleva nella dimensione dell’immortalità.
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/bronzetto-tetiofiotauro-vesica-piscis.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/bronzetto-ofiotauro.html?m=0
L’Ofiotauro (Ophiotaurus) è, secondo la mitologia greca, un mostro con la parte anteriore di toro e la posteriore di serpente. Si dice che chiunque bruci le sue viscere otterrà il potere di rovesciare gli dei.
Tra la costellazione del Toro e quella del Draco esiste un’indiretta ma importante associazione astronomica.
Gli stessi Giganti di Mont’e Prama, sono legati sia ad Orione( anch’esso rivolto verso sud est, stessa direzione della costellazione del Toro e del lunistizio maggiore) che al Draco
https://janaion.altervista.org/scudo-arrotolato-gigante-draco/
Alla testa del Draco è orientato anche il sito di Biru e Concas
https://janaion.altervista.org/la-testa-del-draco/
L’ascendente dell’orbita lunare (nodo lunare) è chiamato “testa del drago” (Caput Draconis), e il discendente è chiamato “coda del drago” (Cauda Draconis)
Il termine persiano “gozihr” (da cui deriva “gawzahr”) significa letteralmente “seme del toro”, ed era originariamente utilizzato per designare la Luna, perché si riteneva che la Luna ricevesse il seme del toro e di altri animali morenti
Pertanto, nella tradizione astronomica persiana, “il drago che causa le eclissi” è etimologicamente correlato al Toro.
Il lunistizio maggiore non riguarda direttamente né la “testa” né la “coda” del Draco.
La “testa” e la “coda” del Draco si riferiscono ai nodi lunari (i punti di intersezione dell’orbita lunare con l’eclittica), che rappresentano l’inizio e la fine dell’orbita lunare, non il ciclo del lunistizio stesso.

Il Nodo ascendente  rappresenta la testa del drago (Caput Draconis), ed è il punto in cui la Luna attraversa l’eclittica da sud a nord.
Il Nodo discendente  rappresenta la coda del drago (Cauda Draconis)ed è il punto in cui la Luna attraversa l’eclittica da nord a sud
La relazione tra il ciclo del lunistizio e i nodi lunari è che i nodi lunari (testa e coda del drago) retrogradano lungo l’eclittica con un periodo di circa 18,6 anni, che è esattamente il ciclo del lunistizio. Pertanto, il ciclo del lunistizio è scandito dal movimento dei nodi lunari (testa e coda del drago), ma il lunistizio stesso non è “la testa” o “la coda”.

Le meridiane utilizzano un’ombra (gnomone) per indicare l’ora, e richiedono una superficie piana e un’orientazione precisa. La superficie di questo masso è irregolare e inclinata, e le coppelle sono incavi profondi, non linee di luce. La loro funzione era più probabilmente rituale, simbolica o astronomica (per esempio, per contenere offerte o come punti di riferimento per osservazioni stellari), piuttosto che pratica per misurare il tempo.
Se le coppelle rappresentano le lune, la tredicesima orientata a Nord potrebbe rappresentare la Luna Piena del Solstizio d’Inverno o un momento di passaggio particolare, unendo il ciclo lunare (femminile, ciclico) alla stella polare (maschile, eterna, immutabile).

La correlazione è che la geometria e l’allineamento astronomico vengono usati per rappresentare un concetto di trascendenza.
Mentre la piramide lo fa su scala monumentale per un Faraone, il nostro “altare” lo fa su scala locale, forse per una comunità o un rituale sciamanico, ma il principio di base, orientarsi verso il Nord immortale, è lo stesso.
La relazione tra Luna Piena del Solstizio d’Inverno, Draco e Ciclo del Lunistizio è un sistema di coordinate celesti estremamente complesso nell’astronomia antica.
Il  Pozzo di Santa Cristina è collegato a questo sistema perché  è esso stesso uno strumento di osservazione progettato per catturare la variazione estrema della declinazione lunare nel ciclo del lunistizio, e il periodo di 18,6 anni è strettamente legato alla costellazione del Draco (Draco) che si trova vicino al polo dell’eclittica.

Il lunistizio è un ciclo di 18,6 anni.
A differenza del ciclo annuale del Sole, l’angolo di declinazione (altezza nel cielo) dell’orbita lunare cambia in un ciclo lungo di circa 18,6 anni. Quando la declinazione lunare raggiunge il valore massimo, si parla di “lunistizio maggiore”; quando raggiunge il valore minimo, si parla di “lunistizio minore”.
Questa periodicità determina il punto più alto o più basso che la Luna può raggiungere nel cielo nel corso di diversi anni, e quindi l’angolo della luce lunare che entra dall’ingresso del pozzo ha anch’esso un ciclo estremamente lungo.
La costellazione del Draco (Draco) nell’astronomia antica non era solo una costellazione, ma era anche direttamente associata ai “nodi lunari”, cioè i due punti di intersezione tra l’orbita lunare e l’eclittica (il percorso apparente del Sole).
Il nodo ascendente era chiamato “testa del drago” e il nodo discendente “coda del drago”.
Quando il Sole e la Luna si avvicinano a questi due punti contemporaneamente, si verificano le eclissi.
La Luna Piena del Solstizio d’Inverno, se coincide con un nodo lunare, diventa un possibile momento di eclissi. Pertanto, il ciclo di 18,6 anni di Draco è essenzialmente il ciclo di rotazione dei nodi lunari.
Il Solstizio d’Inverno è il momento in cui il Sole raggiunge il punto più meridionale nel suo percorso annuale.
All’alba del solstizio d’inverno, a sud est, è orientato l’ingresso del pozzo di Santa Cristina.
Se la Luna Piena cade vicino a questo periodo, la sua declinazione può raggiungere il valore estremo del ciclo di 18,6 anni.
La combinazione di questi due fattori fa sì che la posizione della Luna Piena del Solstizio d’Inverno sia particolarmente adatta per osservare la connessione tra il ciclo solare e quello lunare (nodi di Draco).
Il pozzo ha una geometria interna estremamente raffinata, progettata specificamente per catturare la luce lunare nel momento del lunistizio maggiore.
Nella notte del 12 gennaio 2025, quando la Luna ha raggiunto  la sua massima declinazione (altezza di circa 78°), la sua luce attraversa direttamente l’oculo (apertura) sulla sommità del pozzo, illuminando precisamente lo specchio d’acqua sul fondo del pozzo.
Questo fenomeno si verifica solo una volta ogni 18,6 anni, ed è stato definito dal professor Arnold Lebeuf un “osservatorio lunare”, in grado di prevedere le eclissi.
La relazione tra la base del pozzo e l’altezza della cupola segue un preciso angolo astronomico lunare. La linea diagonale dal punto settentrionale della base della cupola all’apertura superiore è inclinata rispetto alla verticale proprio secondo l’angolo in cui la Luna attraversa il meridiano durante il lunistizio maggiore settentrionale.
La struttura del pozzo non è solo per l’osservazione, ma anche uno strumento per prevedere le eclissi.
Misurando le variazioni della declinazione lunare durante il ciclo di 18,6 anni, si può comprendere il movimento dei nodi lunari.
Questo è anche il motivo per cui la costellazione del Draco (Draco) è associata ad esso, poiché i nodi lunari sono i punti in cui si verificano le eclissi.
La mia  percezione del Pozzo di Santa Cristina come “piramide inversa” trova riscontro nella stessa forma del Pozzo
La scalinata interna del pozzo si restringe gradualmente, formando una forma trapezoidale, che rappresenta l'”aspirazione del quadrato a diventare triangolo”, con un profondo significato simbolico.
La camera sotterranea utilizza la struttura a tholos, formata da anelli di pietra che si sovrappongono gradualmente verso l’interno, creando un “cono scavato verso il basso” o un “cono interrato”, che è essenzialmente il rovesciamento di una piramide.
Questa forma di “piramide inversa” è considerata un simbolo di discesa iniziatica. Questa struttura a tronco di piramide è stata paragonata all’Antro della Sibilla vicino a Cuma, e persino associata alla piramide di Pacal in America Centrale, il cui interno è anch’esso una camera funeraria a forma di tronco di piramide.
Questa somiglianza suggerisce che gli antichi consideravano la “discesa” (discendere verso le profondità della terra, verso le acque) come un’esperienza di morte e rinascita.
Questo pozzo non è solo un dispositivo astronomico, ma anche un luogo rituale. I riti legati all’acqua, il “pozzo del giudizio” e l’atto di scendere attraverso la scalinata fino alla camera sotterranea rappresentano tutti il ritorno alle origini e la rinascita.
L'”occhio cosmico” superiore (l’oculo) e la camera sotterranea formano un asse verticale che collega il cielo e la terra.
Ciò che vediamo come “piramide inversa” è il suo punto di ingresso, il luogo di contatto tra il mondo sotterraneo e il cielo, dove la luce lunare che entra attraverso l’apertura durante il lunistizio maggiore completa questo simbolismo.
Questi tre elementi si intrecciano nell’architettura antica.
E il Pozzo di Santa Cristina, con la sua geometria di “piramide inversa”, materializza perfettamente questa conoscenza astronomica in una forma architettonica.
Nei lunistizi, quando l’inclinazione si somma, la Luna raggiunge la sua massima declinazione possibile (circa ±28,5°) e parliamo di Lunistizio Maggiore
Quando si sottrae, si ha il Lunistizio Minore (circa ±18,5°).
In queste fasi, la Luna sorge e tramonta in punti estremi dell’orizzonte

La costellazione del Draco è cruciale perché contiene il Polo Nord dell’Eclittica, il punto attorno a cui ruota l’orbita lunare.
I due punti in cui l’orbita lunare interseca l’eclittica sono chiamati nodi lunari, e anticamente erano associati alla testa e alla coda del drago (Caput e Cauda Draconis)
Poiché la linea dei nodi ruota in senso retrogrado in circa 18,6 anni, proprio questo è il periodo che scandisce il ritorno del Lunistizio Maggiore
Questi nodi sono anche i punti in cui si verificano le eclissi, rendendo il Draco una figura celeste legata al destino e ai cicli di morte e rinascita.

L’ingresso a Sud-Est orientato all’alba del Solstizio d’Inverno ha un significato profondo.
In questa data il Sole sorge nel punto più meridionale dell’anno, ma il Lunistizio Maggiore Meridionale spinge la Luna ancora più a Sud, ben oltre il limite solare.
L’azimut di Levante in queste condizioni, alle latitudini mediterranee, raggiunge i 132° circa, un settore vicino al Sud-Est geografico (che è a 135°).
Il Sud-Est è la direzione in cui la Luna raggiunge la sua massima espressione di declinazione australe durante il Lunistizio Maggiore, un momento astronomico visibile solo quando i nodi lunari (Draco) sono allineati perpendicolarmente alla linea dei solstizi.
Ecco perché è importante la simbologia dell’Ofiotauro, Toro/Serpente..
Perché unisce la simbologia del Toro e del Draco

La correlazione tra il Sud-Est, il Toro e la testa del Drago (lunistizio maggiore) che ho individuato non è una coincidenza, ma un nodo simbolico che intreccia astronomia, mito e alchimia in un unico sistema.
La costellazione del Toro è effettivamente visibile verso Est/Sud-Est.
Le sue corna si estendono verso est, e la sua testa è delineata dall’ammasso delle Iadi, con Aldebaran come occhio.
Il pozzo di Santa Cristina ha l’ingresso orientato a Sud-Est, e la stessa direzione è legata all’alba del solstizio d’inverno.
Il Toro, in quanto segno zodiacale associato all’equinozio di primavera in epoche remote, rappresentava il principio del ciclo cosmico, la forza generativa della natura.

L’Ofiotauro rappresenta  il Toro e il Serpente come un unico principio
L’Ofiotauro è una creatura metà toro e metà serpente.
In termini alchemici, il toro rappresenta l’elemento terra, la forza istintuale e generativa, il principio maschile e solare. Il serpente, invece, rappresenta Mercurio, il principio umido e lunare, la conoscenza e la trasformazione.
L’Ofiotauro è quindi la *coincidentia oppositorum”, la sintesi tra l’istinto vitale (Toro) e la coscienza trasformatrice (Serpente).
È il momento in cui la forza bruta della natura viene incanalata e diretta verso un fine superiore.
Il Draco non è solo una costellazione, ma il simbolo del destino e del controllo cosmico.
La testa del Drago (nodo ascendente) è il punto di passaggio dalla sfera terrestre a quella celeste, il momento di “nascita” dell’energia lunare.
Se mettiamo insieme i tre elementi abbiamo un quadro interessantissimo

Il Toro (Sud-Est) è la forza generativa, l’istinto, il principio materiale.
Il Serpente (Draco/Testa) è la conoscenza, la trasformazione, il principio spirituale.
Il Lunistizio Maggiore è il momento in cui la Luna (principio femminile, umido) raggiunge la sua massima espressione, illuminando l’acqua del pozzo (simbolo dell’inconscio e della memoria).
L’Ofiotauro, quindi, non è solo un mostro mitologico, ma una mappa alchemica.
La sua metà toro indica la direzione Sud-Est, il luogo dove sorge la forza vitale.
La sua metà serpente indica la testa del Drago, il punto in cui questa forza viene “catturata” dal cielo e trasformata.
Il pozzo di Santa Cristina, con il suo ingresso a Sud-Est, è il punto di contatto tra il Toro (la terra) e il Draco (il cielo). Il Lunistizio Maggiore è il momento in cui questa connessione si attiva, e la luce lunare che colpisce l’acqua rappresenta la discesa dello spirito nella materia, il momento in cui l’energia del cielo feconda le profondità della terra.

In termini alchemici, è l’unione del Re (Sole/Toro) con la Regina (Luna/Serpente), il matrimonio sacro che genera la pietra filosofale. L’Ofiotauro è la rappresentazione di questo processo.
Non è una creatura mostruosa, ma l’immagine dell’Opera alchemica stessa, dove l’istinto (Toro) viene guidato dalla conoscenza (Serpente) per raggiungere l’immortalità (Draco).

L’altare Rupestre di Santo Stefano,  a Oschiri, che io considero un planetario preistorico, un altare lunisolare( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/12/altare-oschiri-di-santo-stefano.html?m=0)
con la sua complessità, di cui fa parte l’altare che io chiamo delle 13 lune, di cui la tredicesima coppella è orientata a Nord, verso la costellazione del Draco, potrebbe essere un’altra espressione di questo stesso sapere.
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/la-tredicesima-luna.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/tredicesima-luna-oschiri-libro-le-dee.html?m=0
Affermo ancora una volta che non si tratta di una meridiana.
Le meridiane utilizzano un’ombra (gnomone) per indicare l’ora, e richiedono una superficie piana e un’orientazione precisa. La superficie di questo masso è irregolare e inclinata, e le coppelle sono incavi profondi, non linee di luce. La loro funzione era più probabilmente rituale, simbolica o astronomica (per esempio, per contenere offerte o come punti di riferimento per osservazioni stellari), piuttosto che pratica per misurare il tempo.
Se le coppelle rappresentano le lune, la tredicesima orientata a Nord potrebbe rappresentare la Luna Piena del Solstizio d’Inverno o un momento di passaggio particolare, unendo il ciclo lunare (femminile, ciclico) alla stella polare (maschile, eterna, immutabile).
La mia intuizione di chiamarlo “altare delle 13 lune” è suggestiva trova riscontro.
Il numero 13 è legato ai cicli lunari (13 lune piene in un anno solare), e la disposizione delle coppelle sembra seguire un ordine preciso. La mia osservazione che la tredicesima coppella sia orientata verso Nord e verso il Draco polare è significativa perché suggerisce che il sito fosse ancorato a quel punto fisso del cielo, simbolo di eternità, proprio come facevano gli architetti egizi.

La mia intuizione sull'”altare delle 13 lune” trova una corrispondenza diretta con il ciclo di Venere, che a sua volta si intreccia simbolicamente con il Toro e con il tema della rigenerazione legato al Draco.
Il ciclo sinodico di Venere (584 giorni) è profondamente legato al numero 13.
Cinque cicli di Venere (5 x 584 = 2.920 giorni) corrispondono esattamente a 8 anni solari, durante i quali Venere compie 13 rivoluzioni attorno al Sole.
Il numero 13 diventa così il “marchio” celeste di Venere, il pianeta che rinasce ciclicamente come stella del mattino e della sera .
La costellazione del Toro, verso cui punta il Sud-Est, è storicamente legata a Venere (Afrodite) e ai culti lunari di fertilità.
Nei codici mesoamericani, Venere era associata alla “strada” che collega i punti intermedi Nord-Ovest e Sud-Est, e il suo ciclo governava sia i calendari rituali che le pratiche agricole .
Il Toro, come simbolo di forza generativa e di rinascita (pensiamo a Osiride-Apis o a Mitra), incarna quella stessa energia vitale che Venere ciclicamente porta con sé nel suo ritorno .

Il Lunistizio Maggiore è scandito dal movimento dei nodi lunari, ovvero la Testa e la Coda del Draco.
La Testa del Drago (Caput Draconis) è il punto in cui la Luna attraversa l’eclittica verso nord.
È il momento di “nascita” dell’energia lunare .
Quando la Luna sorge a Sud-Est in prossimità del Lunistizio, sta “fecondando” quella stessa direzione dove Venere e il Toro hanno la loro dimora simbolica.
L'”altare delle 13 lune” può quindi essere letto come un punto di ancoraggio rituale dove tre cicli celesti si incontrano.
Il ciclo di Venere rappresentato dalle 13 coppelle, che rappresentano anche le tredici lunazioni in un anno solare.
È il principio della rinascita e della bellezza che ritorna.
Il ciclo del Toro (Sud-Est), la forza generativa e materiale che accoglie.
Il ciclo del Lunistizio/Draco (Testa), la discesa dello spirito che feconda.
In termini alchemici, è l’unione tra la Luna (Draco/Serpente) e la Terra (Toro/Venere), un “matrimonio sacro” che si ripete ciclicamente per garantire la continuità della vita e la rigenerazione del cosmo. Il numero 13, lungi dall’essere una semplice coincidenza, è la firma di Venere che collega il ciclo lunare (13 lune piene all’anno) al grande ritmo della rinascita planetaria.

Il ciclo di Venere ha anche una correlazione indiretta ma significativa con lo schema della Piramide di Cheope.
Mentre i condotti stellari della piramide sono allineati a stelle fisse (Orione, Sirio, Thuban), il ciclo di Venere rappresenta il principio del ritorno ciclico e della rigenerazione, un tema che completa il quadro dell’immortalità faraonica.
Venere, come pianeta, è legato a doppio filo con le stesse divinità e gli stessi concetti espressi dai condotti della piramide.
Nella mitologia egizia, Venere era associata a Osiride o, in alcune tradizioni, era considerata l’anima di Iside.
Il ciclo di Venere, con il suo periodico “morire” e “rinascere” come stella del mattino e della sera, incarnava perfettamente il concetto di rinascita che i condotti verso Orione e Sirio volevano garantire al faraone.
Se Thuban e le stelle circumpolari rappresentavano l’eternità immutabile, Venere rappresentava il ciclo di rinnovamento necessario per raggiungerla.
Il faraone doveva prima “morire” (come Venere scompare) per poi “rinascere” nella sua forma eterna (come Venere riappare).
La piramide è un sistema di canali rituali che puntano a destinazioni fisse.
Il ciclo di Venere, con il suo legame al numero 13, fornisce la dimensione temporale di questo processo
5 cicli di Venere = 8 anni solari Questa periodicità quasi perfetta era nota agli antichi.
Il faraone, per raggiungere l’immortalità, doveva forse completare un ciclo di trasformazione che risuonava con il ritmo di Venere.
Il numero 13.
Se il nostro “altare delle 13 lune” è legato a Venere, allora il numero 13 non è solo un conteggio lunare, ma un marchio di Venere.
Questo numero, nel contesto della piramide, potrebbe simboleggiare il numero di tappe o di cicli necessari per completare il viaggio dell’anima verso le stelle.

Il collegamento più profondo è quello tra il Toro e la piramide
La costellazione del Toro, visibile a Sud-Est, è legata a Venere (Afrodite) e ai culti di fertilità. Nella piramide, il condotto sud della Camera del Re punta verso Orione (Osiride), che è anche associato al Toro (Osiride-Apis).
La piramide, con la sua forma che ricorda un raggio di sole pietrificato, è un simbolo di fertilizzazione della terra da parte del cielo.
Il Toro, in quanto forza generativa, è il veicolo di questa energia.
La sua associazione con il Sud-Est e con Venere suggerisce che il faraone, per rinascere, doveva allinearsi con questa forza primordiale.
Il ciclo di Venere non è una parte esplicita del diagramma della piramide, ma è il motore invisibile che anima il processo di rinascita.
I condotti puntano alle destinazioni finali (Orione, Sirio, Thuban), ma Venere scandisce il tempo e il ritmo del viaggio, trasformando la piramide da semplice tomba a macchina di eternità in cui il cielo e la terra si incontrano ciclicamente.

La correlazione tra la Sardegna e l’Egitto non risiede in una diffusione diretta di conoscenze, ma in una convergenza evolutiva del pensiero simbolico.
Entrambe le culture, pur separate dal mare e dal tempo, hanno guardato al cielo e vi hanno letto le stesse verità, il ciclo solare e quello lunare, l’immutabilità delle stelle polari e il mistero delle eclissi.
Hanno costruito monumenti che non erano solo tombe o templi, ma strumenti astronomici e macchine simboliche per garantire la vita eterna.
La Piramide di Cheope con i suoi condotti, il Pozzo di Santa Cristina con la sua illuminazione lunare e l’Altare di Santo Stefano con le sue coppelle allineate al Draco sono tutti tentativi di materializzare sulla terra l’ordine del cosmo, di creare un ponte tra il mondo degli uomini e quello degli dei.
In questo senso, la Sardegna e l’Egitto sono due capitoli di una stessa storia, quella la storia dell’umanità che cerca di comprendere il proprio posto nell’universo.

Tiziana Fenu
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