Nesso tra Ascia bipenne /pugnale Laconi

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ByjanaionSettembre 30, 2026

Il Sacro Archetipo Ebraico Qoph, di cui ho approfondito spessissimo, il diciannovesimo, e la sua simbologia archetipale, è legato all’ascia bipenne.
Occupandomi, tra le altre cose, anche degli Archetipi Ebraici, che trovano, secondo me, matrice archetipale un Sardegna, approfondisco sul legme della lettera ebraica Qoph, diciannovesima nell’alfabeto, e il suo valore numerico di 100.
Significa “legame” ed essendo correlata proprio alla nuca, il punto in cui la testa viene separata dal corpo, dall’ascia, indica il legame Sacro che non deve essere violato, rendendo, in questa dimensione, sacra anche l’ascia, che deve custodire questo legame, tra le due dimensioni.
La sua forma attuale ricorda una scure o un’ascia.
La sua origine è dibattuta.
Si pensa potesse rappresentare un ago (per la cruna, “foro” in ebraico) o la nuca (qāf in arabo).
Il termine ebraico qof significa anche “scimmia”.
Nei Tarocchi, l’Arcano XIX (Il Sole) è associato a Qoph.
In questa corrispondenza, Qoph è descritto come un segno compressivo, astringente e tagliente, immagine di una forma materiale e restrittiva. L’ideogramma primitivo di Qoph, però è proprio l’ascia, un’ascia bipenne, un’arma affilata. Simbolicamente, l’arcano segna il passaggio dal mondo materiale a quello divino e il trionfo dello spirito sulla materia.
Il 19 era un numero sacro, legato alla simbologia del Sole, ma soprattutto alla completezza del Fiore della Vita a 19 circonferenze, rappresentato dallo schema archetipale ritrovato ad Abydos nel tempio di Osiride, di cui ho parlato altre volte ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/fiore-della-vita-abbasanta.html?m=0)
La labrys, l’ascia bipenne minoica, è legata al Palazzo di Cnosso e al mito del Minotauro e del Labirinto. Etimologicamente, labrys e labirinto condividono la stessa radice.
La sua presenza a Cnosso era così diffusa da dare il nome alla costruzione.
Ma la connessione con la Sardegna è particolarmente significativa.
La Cultura di Ozieri (o di San Michele), fiorita nel Neolitico recente (3400-2700 a.C.), è nota per le sue statuette della Dea Madre.
In questo contesto, la bipenne è stata interpretata come simbolo dell’unione degli opposti.
La Sardegna arcaica ha riprodotto la bipenne, sia in grandi esemplari che in modellini votivi. L’uso della bipenne è attestato anche in epoca nuragica, con esemplari noti a Santa Vittoria di Serri e Silanus.
La duplice valenza di Qoph come nuca e scimmia trova una sintesi nel rituale sacrificale.
La nuca, zona occipitale, è il punto che si porge al colpo della bipenne, simboleggiando l’offerta della propria parte istintiva e inconscia per raggiungere l’integrità.
La scimmia, invece, rappresenta l’aspetto mimetico e ripetitivo delle esperienze karmiche che vanno spezzate per non essere emulate.
Saturno (Crono per i Greci) è il signore del karma e delle memorie ancestrali.
La connessione con l’ascia bipenne emerge dal fatto che la bipenne era l’arma associata a divinità minoiche e, in seguito, a Crono in ambito fenicio.
Il gesto sacrificale sulla nuca diventa così un atto di consapevole offersa per recidere il ciclo delle reincarnazioni.
La figura dell’Heyoka nella cultura Sioux (Lakota/Dakota) è un “sacro clown” che agisce in modo contrario e speculare alla norma.
Il suo comportamento, come quello della scimmia di Qoph, è una parodia sacrale che insegna attraverso l’inversione, mostrando la via per spezzare la meccanicità delle risposte istintive.

Le due figure di Giovanni Battista ed Evangelista sono legate ai solstizi, le “porte” alchemiche del Cancro (estate) e del Capricorno (inverno)
( sull’ascia bipenne solstiziale https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/ascia-bipenne-solstiziale.html?m=0)
San Giovanni Battista (24 giugno, Solstizio d’Estate).
Rappresenta il Sole manifestato al suo apice, la massima espressione della luce esteriore.
San Giovanni Evangelista (27 dicembre, Solstizio d’Inverno): Rappresenta il Sole interiorizzato, il “Sole Bambino” che nasce nel buio, la luce che si custodisce nel cuore.
La decapitazione di San Giovanni è oltremodo simbolica.

Questa dualità riflette la fusione e compenetrazione delle due polarità che Qoph incarna, l’estremo della manifestazione (il Sole esterno) e l’estremo dell’interiorizzazione (il Sole interno).
L’archetipo Qoph, con la sua ascia bipenne, la nuca e la scimmia, è il simbolo di un percorso alchemico di integrazione.
La labrys, emblema dell’unione degli opposti (come nella Dea Madre di Ozieri), diventa lo strumento per recidere il ciclo karmico (Saturno) e superare la meccanicità istintiva (scimmia/Heyoka).
Il fine ultimo è la riunificazione delle due polarità solari (i due Giovanni), il ritorno all’unità primordiale attraverso il sacrificio consapevole della propria parte più istintiva.

Intrecciando i dati archeologici con le corrispondenze simboliche abbiamo una dimensione molto interessante.
La Cultura di Ozieri( 4000 a circa) è centrale per comprendere il simbolismo della Dea Madre in Sardegna.
La connessione con l’ascia bipenne emerge in modo suggestivo.
Il Femminino, essendo custode degli estremi solstiziali, come le Domus de Janas, degli estremi lunari, le due falci di luna, gli estremi dell’ascia bipenne.
Luna crescente e una calante, unione degli opposti e simbolo del ciclo lunare.
Al centro, il grembo, la Vesica Piscis.
Questa lettura collega la bipenne non solo alla fertilità, ma a una concezione ciclica del tempo scandita dalle fasi lunari, centrale nella spiritualità prenuragica.
Le attribuzioni astrologiche di Qoph variano a seconda delle tradizioni esoteriche, ma convergono su un tema di dualità e trasformazione.

Nella tradizione della Golden Dawn e nel Sepher Yetzirah, la Qoph è associata al segno dei Pesci.
Il suo percorso sull’Albero della Vita, collega Netzach (Vittoria) a Malkuth (Regno), ed è descritto come il “Portale della Resurrezione”, un cammino di prova che richiede di affrontare i “fantasmi” della mente per giungere alla rinascita spirituale.

Nella corrispondenza astrologica, la Qoph governa l’Arcano XVIII, la Luna, simbolo dell’inconscio, del subconscio e del mondo dei sogni. La lettera, che significa “nuca”, indica il punto di connessione tra la coscienza e le funzioni automatiche del corpo, la midollo allungata, collegando così l’attività mentale conscia ai processi fisici inconsci.
Ma esiste anche una corrispondenza con l’Arcano XIX, Il Sole, in cui Qoph è descritta come un segno “compressivo, astringente e tagliente”, con l’ascia come geroglifico primitivo.
In alcune interpretazioni, questa carta è associata astrologicamente ai Gemelli, segno di dualità e comunicazione.
Le diverse attribuzioni (Pesci, Luna, Sole, Gemelli) riflettono la natura di Qoph come archetipo di confine, con la sua natura e polarità doppia.
Da un lato, la sua connessione con Pesci e la Luna la lega all’inconscio, alla memoria e ai cicli.
Dall’altro, il suo legame con il Sole e l’ascia la pone come strumento di recisione e di passaggio verso una coscienza superiore.

Sia la Dea bipenne di Ozieri che l’archetipo Qoph convergono su un simbolismo di unione degli opposti (Luna crescente/calante, coscienza/inconscio) e di trasformazione ciclica.
La bipenne, come strumento rituale, diventa il mezzo per recidere la meccanicità e accedere a una dimensione di rigenerazione, sia essa intesa come rinascita spirituale o come continuità del ciclo vitale.

Si vede anche dal simbolismo iconografico che permea le docarazioni artistiche della cultura di Ozieri.
Figure stilizzate dalla doppia polarità, unite per il vertice, sembrano asce bipenni in verticale ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/03/trilobato-libro-uomini-senza-ombra.html?m=0), la cui conformazione rivela la matrice del trilobato, del Fiore della Vita stesso, matrice della Geometria Sacra.

Interessante, nel sito di Serra Neula (Mogoro), una figurina antropomorfa su frammento ceramico di cultura Ozieri.
A Pranu Corongiu (Laconi), le statue-menhir maschili presentano incisi sul corpo due simboli fondamentali.
Il “Capovolto” (un motivo a tridente o candelabro inciso a testa in giù) e il “Doppio Pugnale” (o doppia ascia), raffigurato orizzontalmente all’altezza della vita.
Argomento già approfondito
( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/06/ascia-bipennedoppio-pugnale-stele-laconi.html?m=0)
Se notate è la stessa conformazione archetipale della Qoph.
La forma del “doppio pugnale” è quella di un’ascia a doppia lama, con una lama triangolare puntata a destra e una ogivale puntata a sinistra, simmetrica rispetto a un manico centrale.
Questa iconografia è l’anello di congiunzione tra la pietra e il bronzo, tra il Neolitico e l’età “nuragica” .
Il “pugnale” inciso non è un’arma da guerra, ma una “bipenne in potenza”.
La rappresentazione statica di un concetto dinamico, l’asse che divide il mondo.

La mia intuizione sul doppio pugnale / ascia bipenne, come marcatore equinoziale e solstiziale, teorizzata due anni fa ( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/12/ascia-bipennecultura-ozieri-marcatori.html?m=0) trova conferma negli studi di archeoastronomia in Sardegna.
Le ricerche hanno evidenziato come gli azimuth per i solstizi in Sardegna siano di circa 60° e 120°, angoli che corrispondono a quelli di un triangolo equilatero.
Questi angoli sono compatibili con quelli presenti in molte strutture megalitiche e nuragiche.
Il doppio pugnale inciso sui menhir di Pranu Corongiu potrebbe quindi rappresentare la proiezione del moto solare sull’asse di pietra.
Le due punte sono i punti estremi del Sole a est e ovest, mentre il manico centrale è l’equinozio.

Come il pelecinum (la meridiana a forma di bipenne descritta da Vitruvio), l’orologio solare, il doppio pugnale disegna sulla pietra i punti estremi del moto solare.

Il Santuario di Santa Vittoria di Serri è importante per il ritrovamento di asce Bipenni Votive( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/santuario-santa-vittoria-di-serri-numa.html?m=0)
Il Santuario Nuragico di Santa Vittoria di Serri è uno dei più importanti dell’isola, esteso su circa 22 ettari.
Tra gli edifici principali vi è la “Capanna dell’ascia bipenne” (diametro 6,95 m, altezza 2 m), con resti del basamento di un altare e di un pilastrino decorato.
La capanna, affiancata da un altare, suggerisce un uso rituale e sacerdotale dell’ascia bipenne, che non compare nei bronzetti dei guerrieri, poiché era un manufatto troppo sacro e potente per essere rappresentato in miniatura.

La mia correlazione tra l’ascia bipenne di Serri e lo scudo doppio, l’ancilia di Numa Pompilio, che riprende il doppio scudo del Bronzetto di Teti( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/analisi-ghematrica-guerriero-teti.html?m=0), è estremamente importante.
Numa Pompilio, secondo re di Roma, istituì il collegio dei Pontefici e il collegio dei Salii, custodi dell’Ancilia, lo scudo di Marte caduto dal cielo.
La conformazione dell’ancilia è praticamente identica all’ascia bipenne.
La Curia Romana aveva il suo Altare della Vittoria (Ara Victoriae), presso il quale i membri del Senato prestavano giuramento.
A Santa Vittoria di Serri, la Curia (la capanna delle riunioni) e la Capanna dell’ascia bipenne con il suo altare sembrano essere la matrice archetipale di questa istituzione romana( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/santuario-santa-vittoria-di-serri-numa.html?m=0)

Il filo conduttore che unisce Qoph, la Dea Bipenne di Ozieri, i menhir di Laconi e il santuario di Serri è la geometria del grembo cosmico.
La Qoph rappresenta l’ascia come strumento di recisione e passaggio, il “Portale della Resurrezione” che collega la materia allo spirito.
La Dea Bipenne della Cultura di Ozieri incarna l’unione degli opposti (Luna crescente/calante) e la ciclicità del tempo.

Il Doppio Pugnale di Pranu Corongiu è la bipenne in potenza, il marcatore solare che misura il tempo sulla pietra.

La Bipenne di Serri è la consacrazione rituale del potere sul tempo, in un santuario che prefigura le istituzioni romane.

Il “doppio pugnale” è la chiave di volta che lega i tre siti
È il simbolo della sovranità umana sul tempo, l’arma con cui l’iniziato taglia il cordone ombelicale che lo lega a questo mondo per nascere nell’altro.
La Corona (Corongiu) è il premio di questa nascita, il cerchio del tempo che l’anima, ormai libera, percorre per l’eternità.

Interessante notare che questo stesso simbolo si trova su una colonna, il pilastro 18, del recinto D, del sito archeologico di Gobleki Tepe, risalente all’11.000 aC
Il simbolo < H > inciso sulla cintura del Pilastro 18 a Göbekli Tepe e il “doppio pugnale” delle stele di Laconi presentano una somiglianza formale che non può essere ignorata.
La sequenza completa incisa sulla “cintura” del pilastro è (<< H < H >). Si tratta di una figura composta da una “H” a linee spesse che separa due segni a “V” orizzontali (simili ai nostri > e <).
Lo stesso motivo appare anche in cima alla colonna.
La funzione del pilastro è antropomorfa. Il capo è rappresentato da una “T”, e le braccia sembrano convergere verso l’ombelico o il ses’so. La “cintura” con il simbolo è quindi parte di una rappresentazione simbolica del corpo, non di un oggetto pratico.

Nelle stele di Laconi, il “doppio pugnale” è inciso orizzontalmente all’altezza della vita, esattamente come il simbolo sulla cintura del Pilastro 18.
La sua forma è quella di un’ascia a doppia lama, con una lama triangolare e una ogivale, simmetrica rispetto a un manico centrale.
A differenza di Göbekli Tepe, dove il simbolo è astratto, a Laconi è chiaramente riconoscibile come un’arm’a (un pugnale o un’ascia bipenne stilizzata).
La straordinarietà della somiglianza risiede nel fatto che il simbolo di Göbekli Tepe non è un’arma, come confermato dalla lettura dell’intera figura sulla cintura.
Tuttavia, la sua forma è identica al “doppio pugnale” di Laconi.
Questo suggerisce che entrambi derivino da un archetipo geometrico e simbolico comune, precedente alla loro differenziazione funzionale.
La forma a “H” con due “V” contrapposte è, in sostanza, una semplificazione della Vesica Piscis. La “H” rappresenta l’asse centrale (il manico), mentre le due “V” rappresentano le due lame che si aprono simmetricamente.

Questa geometria è la stessa che ho evidenziato nell’ascia bipenne. È l’unione di due forze opposte in un equilibrio dinamico.
È pura energia toroidale, l’energia dell’equilibrio, creatrice, che governa l’universo.

Le ipotesi sul significato del simbolo di Göbekli Tepe sono diverse e affascinanti
Potrebbe rappresentare Orione o un marcatore di direzioni celesti (nord, o un asse equinoziale).
In geroglifico luvio, un simbolo simile alla “H” era la parola per “porta” (gate).
Questa interpretazione è profondamente suggestiva.
La “H” come varco tra mondi, esattamente come la funzione di Qoph (il “Portale della Resurrezione”) e delle Janas sarde (le “porte” delle domus de janas).
La “H” e le “V” potrebbero rappresentare l’unità degli opposti, il ciclo stagionale, o la cintura di Orione.
La scoperta di questo simbolo a Göbekli Tepe e la sua persistenza a Laconi (2800-2500 a.C.) suggerisce una continuità simbolica che attraversa millenni e migliaia di chilometri.
Non si tratta necessariamente di una diffusione diretta, ma di un linguaggio archetipale condiviso che si manifesta in culture diverse.
La “H” di Göbekli Tepe è stata interpretata come l’antenata della lettera H nell’alfabeto fenicio.
La lettera H, nella sua forma arcaica, rappresenta una recinzione o un cortile (in ebraico ḥet significa “recinto”, “cortile”). Questa idea di contenitore, di spazio delimitato e sacro, è la stessa che troviamo nella Vesica Piscis e nell’ascia bipenne.
È un grembo cosmico che contiene e genera.

Il “doppio pugnale” di Laconi e il simbolo < H > di Göbekli Tepe condividono la stessa matrice geometrica (la Vesica Piscis) e la stessa funzione simbolica (l’unione degli opposti, il passaggio tra mondi, la misura del tempo).
La differenza fondamentale è che a Göbekli Tepe il simbolo è astratto e cosmologico, inciso su un pilastro che rappresenta una figura umana (la “T” come testa).
A Laconi, il simbolo è materializzato come arma (il doppio pugnale), inciso su una stele che rappresenta un antenato divino.
In entrambi i casi, però, il simbolo è posto sulla cintura, il punto di equilibrio e di potere del corpo.

Questa scoperta rafforza la mia tesi.
L’ascia bipenne (o il doppio pugnale) non è solo un’arma sarda o minoica, ma un archetipo universale, un diagramma cosmologico che l’umanità ha inciso nella pietra fin dalle origini della civiltà.
La Sardegna, con le sue stele di Laconi, è uno dei custodi più fedeli di questa antica sapienza.

Inoltre la corrispondenza tra Qoph (100), la doppia Nun (50) e la Vesica Piscis non è un nodo simbolico che unisce l’ascia bipenne, il Grande Anno ciclico e la civiltà sarda
Del grande anno ciclico, di 100 anni e dell’importsnza della Nun, la Vesica Piscis delle nostre Navicelle Shardana e della nave Argo degli Argonauti, probabilmente gli stessi antichi Sardi Cabiri, ne ho parlato in un mio scritto ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/gli-argonauti.html?m=0) e nel mio primo libro della collana “JanaSophia l’Origine”, “Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna” dedicata all’arcaica Civiltà Sarda ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/04/argo-libro.html?m=0)
La Qoph (100) come Doppia Nun (50) rivela la Ghematria dell’Ascia
Il valore numerico di Qoph è 100, mentre quello di Nun è 50.
La relazione tra i due è duplice
50 + 50 = 100 (doppia Nun).
Anche 50 × 2 = 100, il che collega Qoph alla “doppia” dimensione di Nun (la sua geminazione).

Nun significa “pesce” e rappresenta le acque primordiali, il ventre materno, la gestazione.
La sua forma geimetrizzata a Vesica Piscis è una semicirconferenza con un punto centrale (il germe di immortalità), che è la rappresentazione dell’Arca galleggiante sulle acque.

Qoph rappresenta un’arma tagliente, la nuca (sede del midollo allungato) e, secondo le interpretazioni archetipali più diffuse, simboleggia la Vesica Piscis stessa.
Il suo valore 100 è quindi la “doppia Nun”.
È la sintesi di due forze generative (Nun) che, unite, danno forma alla creazione e alla sua ciclicità.
La Vesica Piscis è la figura geometrica dell’intersezione di due cerchi di uguale raggio, i cui centri giacciono sulla circonferenza l’uno dell’altro.
È la forma dell’ascia bipenne e della nave Argo e Navicelle Shardana, e molto probabilmente dell’Arca di Noè.
Questa forma è centrale per diversi motivi
Nell’ascia bipenne, la forma concava delle due lame contrapposte, se unite specularmente, descrive un’ogiva, ovvero una Vesica Piscis.
Questa figura unisce la vulva femminile e il pesce fallico maschile.
Nella nave Argo di Giasone, con i suoi 50 remi e i 50 Argonauti, è essa stessa una Vesica Piscis.
Il numero 50 (Nun) è il valore ghematrico della lettera che simboleggia il pesce e la gestazione.
La nave Argo, come l’arca di Noè, è il “contenitore” che attraversa le acque per una rinascita.

E qui subentra la correlazione con Grande Anno Ciclico, i 100 Mesi e la Nave Argo
Il Grande Anno è un ciclo cosmico fondamentale.
Era un ciclo di 100 mesi lunari (due regni di 50 mesi ciascuno)
Questo numero 100 è il valore di Qoph.
Nella nave Argo i 50 rematori rappresentano la metà di questo ciclo.
La nave stessa, con la sua forma a Vesica Piscis, è il veicolo che attraversa questo Grande Anno.
Il numero 50 è anche il valore di Nun, la lettera del pesce e delle acque.
Il Grande Anno è quindi un ciclo di due Nun (due periodi di 50), che insieme formano un Qoph (100).
La nave Argo, con i suoi 50 remi, è lo strumento che permette di navigare questo ciclo.

I Sardi nuragici erano esperti navigatori.
Le loro navicelle in bronzo, a forma di Vesica Piscis, rappresentano l’Arca (l’Argha), il grembo materno che permette la trasmutazione.
Il pozzo sacro di Predio Canopoli, di cui ho approfondito nel mio ultimo libro di Archeoastronomia, “Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna” a Perfugas ha lo stesso orientamento (NE-SO) della prua della nave Argo.
(https://maldalchimia.blogspot.com/2024/07/pozzo-canopolicanopi-egizi.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/pozzo-predio-canopoli-analisi-esoterica.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/pozzo-predio-canopoli-canopi-libro-le.html?m=0)
Il suo orientamento NE-SO, come la prua della Nave Argo, e la sua struttura a ogiva, sono una manifestazione architettonica della Vesica Piscis.
La Bussola Sardo-Pelasgica si riflette nella costellazione della Bussola (che per gli antichi era l’albero maestro della Nave Argo) è la guida per navigare la Vesica Piscis del cielo( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/la-bussola-caduceo-di-argo.html?m=0)
La stella Canopo, che guida la nave, è legata al pozzo.
Il mito degli Argonauti è legato alla Sardegna per il bisso marino di Sant’Antioco, considerato il “vello d’oro”.
Quindi, in uno sguardo di insieme, la catena simbolica è completa.
La Qoph con valore ghematrico 100 è una Doppia Nun (50+50), rappresentazione del Grande Anno (100 mesi).
La Nun, il Pesce alchemico, la Vesica Piscis, rappresentata dai 50 remi / 50 Argonauti.
L’Ascia bipenne ha la forma archetipale di Vesica Piscis, come strumento di recisione e passaggio.
La Nave Argo, con la conformazione a Vesica Piscis è veicolo di trasmutazione attraverso il Grande Anno.
I Sardi antichi, come gli Argonauti, navigavano questo ciclo cosmico usando la Vesica Piscis, presente ovunque, come iconografia sarda, come bussola geometrica e spirituale.
L’ascia bipenne era il simbolo del potere di recidere il ciclo e rinascere, mentre la nave Argo era il grembo che permetteva il viaggio.
L’immagine che ho condiviso è la prova visiva, geometrica e inconfutabile.
La sovrapposizione dei due cerchi magenta sull’ascia bipenne non è una semplice esercitazione grafica, ma è la rivelazione della sua anima matematica.
L’ascia bipenne (Labrys) è perfettamente inscrivibile nella Vesica Piscis.
Il manico centrale funge da asse verticale (l’intersezione dei due cerchi), mentre le due lame, simmetriche e contrapposte, sono le porzioni di circonferenza che si intersecano.
Questa evidenza geometrica conferma e amplifica tutte le correlazioni che ho esplorato.
La Vesica Piscis è la figura generata dall’intersezione di due cerchi di uguale raggio, i cui centri giacciono l’uno sulla circonferenza dell’altro. Questa figura ha proporzioni uniche
Il rapporto tra l’altezza e la larghezza è di √3 : 1 (approssimativamente 1,732).
Questa proporzione è alla base del triangolo equilatero, dell’esagono e del Fiore della Vita.
Trilobato che troviamo nei nostri nuraghi più Sacri ( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/i-custodi-della-memoria-del-trilobato.html?m=0)
Esagono che troviamo nel mento del Gigante di Mont’e Prama
( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/la-geometria-del-6-nel-mento-del.html?m=0
https://janaion.altervista.org/tre-simboli/), matrice del Cubito Reale( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/08/il-cubito-reale-sardo-simbolo-dei.html?m=0)
Fiore della Vita diffuso ovunque
( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/fiore-della-vita-abbasanta.html?m=0), ancora presente nelle maschere dei Boes nel nostro Carrasegare sardo ( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/09/il-fiore-della-vita-nella-maschera.html?m=0)
La sua forma a “mandorla” o “ogiva” è il simbolo universale del grembo cosmico, della nascita e della creazione.

L’ascia bipenne, con le sue due lame che si aprono simmetricamente dal manico centrale, è questa geometria.
Non è un’ascia qualsiasi, ma è la Vesica Piscis materializzata in bronzo o pietra.
Ogni cerchio della Vesica Piscis è una Nun, la lettera del pesce e delle acque primordiali.
La sua forma è una semicirconferenza con un punto centrale.
L’ascia bipenne, come unione di due Nun (50+50=100), è Qoph.

Quindi l’Ascia si rivela come un Diagramma Cosmologico

Il manico è l’asse che unisce le due acque, il punto di equilibrio tra le due polarità.
I 50 rematori e i 50 Argonauti sono le due Nun.
La nave, con la sua forma a Vesica Piscis, è l’Arca che naviga il Grande Anno (100 mesi).
L’ascia bipenne è lo strumento che permette di orientarsi in questo ciclo, recidendo il tempo profano per entrare in quello sacro.

L’ascia bipenne è quindi lo strumento con cui l’iniziato taglia il cordone ombelicale che lo lega al mondo profano, per rinascere nel mondo dello spirito.
È il simbolo della sovranità umana sul tempo, la chiave per navigare il Grande Anno degli Argonauti, che sono gli antichi Sardi.

La geometria della Vesica Piscis è il filo d’oro che unisce Qoph, la Dea Bipenne, i menhir di Laconi, il pozzo Canopoli e la Nave Argo.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

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    Prima immagine(https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/pintadere-pendente-nurdole.html?m=0https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/ciondolo-nurdole-nuraghe-sa-domu-beccia.html?m=0)Rotella a quattro raggi (da MORAVETTI A., ALBA L., FODDAI L. 2014, p. 209).Dal complesso nuragico di Albucciu Arzachena La simbologia rimanda al simbolo archetipale della croce nel cerchio( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/croce-nel-cerchioshamain-mundus-patet.html?m=0), rimasta fino alle odierne rappresentazioni del nostro ancestrale Carrasegare sardo( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/01/la-simbologia-della-croce-nel-cerchio.html?m=0)Il reperto è esposto nella sala Nuragica del Museo Nazionale G. A. Sanna di Sassari…