Xochipilli, il Serpente Piumato e la Notte di San Giovanni.

Xochipilli, il Serpente Piumato e la Notte di San Giovanni.
Un Viaggio tra Simbologie Solstiziali e Sincretismi.

Il solstizio d’estate rappresenta da sempre un momento cruciale per le civiltà agricole, un punto di svolta nel ciclo annuale in cui la natura manifesta il suo massimo vigore e, al contempo, preannuncia il suo declino verso l’inverno.
In questo crocevia temporale, culture apparentemente lontane tra loro hanno sviluppato simbolismi sorprendentemente affini, come se un medesimo archetipo universale si manifestasse in forme diverse ma sostanzialmente analoghe. Esploriamo questo affascinante intreccio di simboli che unisce la Sardegna nuragica, il Messico precolombiano e le tradizioni popolari ancora vive, scoprendo come il serpente, la pioggia e il fuoco si fondano in un unico, potente linguaggio iniziatico.
Messico, con il quale avevo sottolineato simbolismi in comune
( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/12/altare-in-messico.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/06/tula-sarda-e-messicana-analisi.html?m=0)

La Simbologia Solstiziale di Xochipilli
Xochipilli, il dio atzeco dei fiori, di cui avevo già parlato (https://maldalchimia.blogspot.com/2023/04/demetra-sul-cubo.html?m=0) della musica, del canto e dei giochi, incarna la quintessenza del solstizio d’estate. Il suo nome significa “Principe dei fiori”, e la sua controparte femminile, Xochiquétzal (“Fiore prezioso”), è sua sposa e madre di Quetzalcoatl, il celebre dio serpente piumato. E
ntrambi siedono su un cubo, elemento geometrico dal profondo significato simbolico, che rappresenta la stabilità del mondo, la quadratura del cerchio cosmico, il punto d’incontro tra cielo e terra.
Xochipilli è il signore della fioritura, del momento in cui la natura esplode in tutta la sua bellezza e produttività.
Non a caso, la sua figura è strettamente legata ai cicli stagionali e agricoli, così come Quetzalcoatl, che come Demetra nell’antica Grecia, è dio dell’agricoltura e della fertilità della terra. Il serpente piumato incarna perfettamente l’unione di elementi opposti e complementari: il serpente, animale ctonio legato alla terra e all’acqua, e le piume, simbolo del cielo e del fuoco solare. Questa dualità è il cuore pulsante di ogni mitologia che celebra l’equilibrio cosmico.
La Notte di San Giovanni in Messico rivela Sincretismo delle Piogge.
In Messico, la notte tra il 23 e il 24 giugno, la gente usciva a fare serenate alle case di coloro che si chiamavano Juan o Juana, in una fusione di tradizioni precolombiane e cattoliche che affonda le radici in epoche ben più antiche.
Questa celebrazione segnava, per gli antenati di Huexotzinca, l’inizio della stagione delle piogge, il tempo di Xopanyotl o Xopantlah, un periodo di rigogliosa fioritura e verde nella natura.
Il solstizio d’estate era il punto di riferimento temporale per accogliere questo ciclo favorevole, caratterizzato da piogge abbondanti e protezione dalle influenze negative.
Non è casuale che San Giovanni Battista e San Michele Arcangelo, entrambi patroni della città di Huexotzinco, siano associati alla pioggia e alla protezione dei raccolti. Come narra un detto popolare: “Il 24 giugno piove sempre”, e i bambini “sono molto piagnucolosi”. Questa credenza potrebbe richiamare l’usanza precolombiana di portare i bambini malati sulle colline; se piangevano, era segno di buone piogge, secondo le cronache del XVI secolo. Oggi, questa data rimane fondamentale per gli agricoltori, segnando la fine del caldo intenso e l’inizio di un equilibrio di forze, dove calore e pioggia si fondono, incarnati nell’Atlachinolxóchitl, elemento vitale per i campi.
Il 24 giugno corrisponde alla consacrazione e alla festa di Etzacualiztli, che gli antenati celebravano in onore di Tlaloc, il dio della pioggia.
Questa celebrazione, segnava l’apertura delle porte di Tlalocan, il mondo delle acque.
È la quarta di sei date dell’anno associate alla pioggia, un calendario sacro che scandiva i momenti cruciali per la sopravvivenza agricola.
Le altre cinque sono il 12 marzo, il 3 maggio, il 15 maggio, il 15 agosto, il 6 ottobre
Il sincretismo religioso operò una naturale fusione.
Così nacque la festa di San Giovanni Battista. Vicino a Huexotzinco esiste persino una città chiamata San Juan Pancoac, il cui nome nahuatl deriva da Pan (su) e Coa (Coatl, serpente). Curiosamente, “Coa” somiglia alla parola sarda “coia”, che significa matrimonio.
La notte di San Giovanni celebra proprio il matrimonio alchemico, l’unione di opposti che genera vita.
Le cronache narrano che in epoca coloniale Huexotzinco si chiamasse inizialmente San Juan Huexotzinco, per poi essere ribattezzata San Miguel Huexotzinco.
I santi patroni della città coincidono con le feste della pioggia e della semina: il 29 settembre, San Michele Arcangelo, e il 24 giugno, San Giovanni Battista, a segnare l’inizio e la fine del solstizio d’estate e della stagione delle piogge.
Se in questo giorno non pioveva, evento raro a Huexotzinco, si interpretava come un cattivo presagio per i raccolti, e se la siccità persistava fino al 29 giugno (giorno dei Santi Pietro e Paolo), si ripetevano le preghiere per la pioggia.
Una delle usanze ereditate dagli antichi, per San Giovanni, è il taglio dei capelli o il bagno in questo giorno come rituale per evitare le malattie.
Da qui il detto popolare “Te San juaneaste”, che significa “Ti sei lavato”.
Le pratiche tradizionali sono numerose.
Raccogliere l’acqua piovana del 24 giugno, poiché si crede abbia proprietà curative.
Bagnarsi con la rugiada del campo di mais o di altre piante alla vigilia del 24.
Toccare la foglia di una pianta all’aperto, gesto che si crede porti benedizioni; esprimere desideri attraverso il fuoco o una candela.

Oggi, 24 giugno, giorno di Tlaloc, la festa della pioggia, il giorno della guarigione, Tlaloc rompe il suo primo vaso, liberando le acque benefiche sulla terra.
In essa si rinnova l’antico patto tra cielo e terra, tra umano e divino.
Uno dei simboli più enigmatici dell’altipiano di Pranu Olisa, in Sardegna, è il petroglifo del Serpente di Allai (provincia di Oristano- https://maldalchimia.blogspot.com/2021/11/il-serpente-di-allai.html?m=0)
Questo petroglifo, lontano mille miglia dal Messico, raffigura un serpente a tre anse, identico per morfologia al serpente piumato mesoamericano.
È l’emblema dell’Antica Civiltà Sarda, un simbolo che abbiamo già incontrato nel sigillo della tribù dei Dan e nel monolite di Mamoiada.
Il serpente a tre anse è una figura che si ripete con impressionante costanza nelle più antiche testimonianze sarde. La Domus de Janas “Sa conchedda istevane” di Mamoiada( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/10/il-monolite-di-mamoiada.html?m=0)
risalente alla cultura di Ozieri (circa 3.200 a.C.), presenta tre anse/scanalature che rimandano al concetto triadico creativo di “nascita/morte/rinascita”.
È il linguaggio subliminale, simbolico e alchemico delle Domus de Janas, che si riconnette a un significato ancora più ancestrale: il mito del serpente, la cui testa triangolare si vede chiaramente nel petroglifo di Allai.
Ma non è un serpente qualsiasi. È un serpente con tre anse, conosciuto in ambito mesoamericano tra Maya e Atzechi come il “Serpente piumato” (Quetzalcoatl).
La testimonianza più antica di questa divinità si trova nel tempio di Teotihuacan, nel Messico centrale, risalente al 200 a.C. Qui, Quetzalcoatl era considerato un Maestro Spirituale, colui che porta la civiltà tra gli Umani, appartenenti alla generazione del Quinto Sole, il sole del movimento, sopravvissuta a catastrofi epocali. Il tempio di Quetzalcoatl, la prima piramide tronca della Mesoamerica con 7 piattaforme sovrapposte, presenta anche la testa di Tlaloc, il dio atzeco della pioggia.
Acqua e fuoco insieme, sinergia fonte di vita, in un tempio dedicato alla fertilità, dove compaiono 365 teste del Dio Tlaloc e segni di calendari lunari di 260 giorni.
Il glifo più sacro che rappresenti il serpente piumato è quello che raffigura le “acque di fuoco”, detta anche Croce di Quetzalcoatl, molto simile al concetto di unità monadica “acqua/fuoco” tipico dell’Antica Civiltà Sarda.
Le acque bruciano perché sono infuocate, le ha infuocate lo stesso Serpente piumato per espiare una colpa di lussuria, ascendendo poi al cielo sotto forma di Venere.
Ha sfidato le leggi fisiche per salvare il cosmo, facendo dell’acqua e del fuoco gli elementi primari di vita.
Come nell’Antica Civiltà Sarda, dove l’essenza della Creazione è nell’equilibrio di questi due elementi, fuoco e acqua, sole e luna, maschile e femminile.
Il monolite di Mamoiada riproduce un serpente con tre anse, ma è un serpente che riguarda la costellazione del Draco, il Dragone, anch’essa rappresentata con tre anse.
Scrivevo nel mio post, in relazione al simbolo della tribù dei Dan
( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/il-simbolo-della-tribu-di-dan.html?m=0)
“All’interno è rappresentato un serpente, che verosimilmente è assimilabile a quello della figura della Cerasta Cornuta, chiamata anche vipera Cornuta del deserto, con due piccole cornine sul capo, spesso presenti anche negli elmetti dei nostri Bronzetti sardi. ‘Nachas’ e ‘Tannin’ sono due parole ebraiche, ed entrambe significano ‘drago’, poiché la connessione tra drago e serpente era già presente nella figura del Leviatano, il mostro Marino dalla leggendaria forza, nato per volere di Dio, che rappresenta la grande potenza di Dio, il caos primordiale, nella Genesi. Infatti viene indicato come il ‘serpente del Polo Nord’, perché nella etimologia ebraica, indicava la costellazione del dragone, di 4500 anni fa, il Polo nord, che era vicino alla stella Thuban, che invece si trovava nella coda del dragone.”
Emerge la correlazione tra Dragone, l’Arcobaleno e il Diluvio
Osserviamo un aspetto cruciale: come questo Dragone sia inserito in uno sfondo che indica l’arcobaleno.
È significativo e indicativo del diluvio, perché dopo ogni diluvio appare sempre l’arcobaleno, firma di una nuova Alleanza tra cielo e terra.
Questo simbolo è legato al diluvio universale, e non è strano che proprio gli artefici del diluvio fossero degli sciamani sardi, coloro che sapevano invocare la forza del diluvio e del fulmine, come ho già scritto in un precedente post, e che Noè fosse il costruttore sardo. Di Dan, suo padre Giacobbe diceva: “Come serpente lasceranno le tracce, lui e i suoi discendenti”. Si dice che furono loro ad aiutare Noè a costruire l’arca, i guaritori ribelli che si staccarono dalle tredici tribù di Israele, formando la tredicesima.
E che dire del serpente con tre anse rappresentato nella fusaiola di un antico telaio, ritrovata a Santa Caterina di Pittinuri?
( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/05/su-col-oru-reale-il-nostro-wadjet.html?m=0)
Affondano le loro radici nella costellazione del Draco, il “serpente del Polo Nord”, perché nella etimologia ebraica indicava la costellazione del dragone di 4500 anni fa, il Polo nord, che era vicino alla stella Thuban, che si trovava nella coda del dragone.
E il Dragone rappresentava astronomicamente sia il nodo nord che il nodo Sud.
Questo monolite, cosa rappresenta, se non la Costellazione del Draco, con le sue tre anse, anticipando di cinque millenni e mezzo la figura cosmogonica del Serpente Piumato?
Nel 6000 circa a.C. la stella Polare era la stella iota della costellazione del Dragone, nel Tremila avanti Cristo era Thuban della stessa costellazione (tempi della Grecia Classica appariva Kochab dell’Orsa Minore, mentre fra duemila anni sarà la stella Vega).
Un monolite straordinario, che rappresenta un lasso di tempo tra le due stelle polari, poiché la doppia testa, quindi le due stelle polari, le teste del Draco/serpente, è rappresentata da entrambe le parti, con le tre anse al centro, come il serpente Piumato androgino, l’acqua ardente.
La leggenda del serpente Piumato, del Leviatano, dell’Ofiuco, del doppio ureo egizio, nascono qui.
E questo monolite ne è una prova. Nella terra in cui gli uomini dominarono il Serpente, la conoscenza, il sapere.
Perché erano loro stessi dei Leviatani, come avevo già scritto, come i Giganti, che non sono semplici guerrieri, ma sono uomini divinizzati.
“Un Levi-Tannyn. Un sacerdote, come lo fu Mosè, Aronne, Noè, Osiride, Cristo, Budda, e altri. Uomini che hanno trasformato la loro dimensione ‘umana/animale’, e l’hanno divinizzata, nel ‘ventre simbolico della Balena’ di Giona, che ne rinasce come un uomo nuovo, purificato.” Così scrivevo nel post sulla Sacerdotessa di Esterzili.
E se l’asse del mondo, ciò da cui è partito tutto, fosse proprio qui, in Sardegna?
Chi si occupa di Sincronario Maya, lo crede.
Chissà a che epoca risale questo petroglifo con questo serpente a tre anse.
Ma se il monolite di Mamoiada è stato datato alla cultura di Ozieri, stiamo parlando di 6000 anni fa, oltre 5000 anni prima del Mito del Serpente Piumato andino.
Basti pensare anche al fatto che all’interno di una nostra Domu de Jana è presente una chakana ( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/06/chakana-domus-di-ossi.html?m=0)
Un simbolo che racchiude in sé tutto il canovaccio concettuale dell’Antica Civiltà Sarda, basata, in ogni sua manifestazione, sul concetto di “nascita/morte/rinascita”, esemplificata non solo dalla rappresentazione grafica delle tre anse del serpente, ma anche dal modulo triadico sempre presente: i trilobati, le triple cornici delle Domus de Janas, le triplici coppelle.
È un modulo sacro, sempre presente, e questo petroglifo di Allai, il Serpente della nascita e della rinascita, sinergia del Fuoco e dell’Acqua, ne è massima espressione, perché funge da punto di incontro anche con la dimensione divina, con le costellazioni. Dimensione divina, sempre presente, nella nostra Antica Civiltà Sarda.
Dalla Sardegna al Messico, dal culto di Xochipilli a quello di San Giovanni Battista, il filo rosso del simbolismo solstiziale e del serpente a tre anse attraversa i millenni e gli oceani, rivelando una profonda unità del pensiero umano.
Un pensiero che, attraverso l’acqua, il fuoco, il serpente e la pioggia, celebra il rinnovamento perpetuo della vita, il matrimonio alchemico tra cielo e terra, maschile e femminile, morte e rinascita.
Un pensiero che, sopravvissuto a cataclismi e sincretismi, continua a vibrare nelle tradizioni popolari e nei monumenti antichi, testimoni silenziosi di una sapienza che non cessa di interrogarci e di illuminare il nostro cammino.
Altre correlazioni
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/incaetruschisardidio-viracocha.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/corrispondenze-mundus-patet-chakana.html?m=0

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

Similar Posts

  • Kanaga/Sirio/Capovolti

    Il legame tra i Dogon, la simbologia del Kanaga e i “capovolti” delle Domus de Janas di Sas Concas di Oniferi, in provincia di Sassari, qui in Sardegna, la cui datazione è del 4000/5000 aC, o forse molto prima. è un tassello che arricchisce la  ricerca sul toroide, perché collega la Sardegna a un archetipo…

  • Ofiotauro( libro)

    “[…] Nell’architettura simbolica dell’antica civiltà sarda, la direzione cardinale del Nord-est, come abbiamo visto, non rappresenta un mero orientamento geografico, bensì un vero e proprio axis mundi della trasmutazione alchemica.Questa direzione, simmetricamente opposta al Sud-ovest, è la via di accesso alla dimensione dell’Ofiotauro, l’arcano simbolo che fonde il Toro e il Serpente in un’unica entità…

  • Bronzetto Abini-Teti /angolo 27°/Antares

    Il bronzetto in esame, rinvenuto nel santuario nuragico di Abini-Teti (Nuoro), risale al IX secolo a.C. e raffigura un capotribù, una figura di autorità guerriera e spirituale.La sua importanza risiede nella precisione con cui alcuni dettagli anatomici e ornamentali sembrano codificare precise conoscenze astronomiche, trasformando l’oggetto da semplice manufatto votivo a strumento cosmologico e simbolo…

  • Orecchini

    Dal post in un gruppo, “Viaggio nelle antichità della Sardegna”https://www.facebook.com/share/p/19VcEpjRYB/Orecchini d’oro e pasta vitrea di età bizantinaQuartu Sant’Elena” Considerazioni personali mieLa stella a 6 punte.Come il simbolo della tribù dei Dan.Come la stella de Su Componidori della Sartiglia di OristanoCome il Fiore della vita stilizzato ancora presente nella Maschera dei Boes.Sinergia del Mascolino e del…

  • Simbologia del vaso rituale di Santu Antine

    Il vaso rituale del Santu Antine di Torralba(Ss) rappresenta un punto di congiunzione tra la sfera materiale del sacrificio e quella astrale dell’orientamento.Il ritrovamento è un gesto rituale codificato che lega l’architettura della “montagna sacra” al cosmo.Il vaso askoide fu recuperato sul fondo della cisterna (o pozzo) della torre Nord del Sacro nuraghe di Santu…

  • Luna Nuova in Bilancia. Ottobre 2026. 10/10/10

    Domani si manifesta,una  Triplice Porta del DieciDomani, sabato 10 ottobre, abbiamo una luna Nuova in Bilancia, sotto il segno della Bilancia.Siamo sotto l’energia di un 10 reiterato tre volte10/10/202610/10/10che sommato mi da un 30, che è il valore ghematrico del dodicesimo archetipo Ebraico Lamed, la prova, il parametro, collegato all’Arcano Maggiore XII dell’Appeso.Ma è anche…