Pardula/lucerna
Sa Pardula, la stella che unisce terra, cielo e antiche civiltà.
C’è un filo invisibile che lega un dolce pasquale sardo, una lucerna “fenicia” e le sculture millenarie dei Giganti di Mont’e Prama.
È un filo fatto di geometria, simboli e sapori, che attraversa il Mediterraneo e i secoli, dimostrando come la cultura materiale e spirituale dei popoli antichi continui a vivere, spesso inconsapevolmente, nelle nostre tradizioni quotidiane.
L’immagine dei reperti ceramici di Utica (l’antica e importantissima città fenicio-punica nel nord dell’attuale Tunisia, risalente al VII-VI secolo a.C.) ci offre una chiave di lettura sorprendente. Osserviamo la lampada a sette becchi
I bordi dell’argilla sono stati sapientemente “pizzicati” per creare sette alloggiamenti per gli stoppini.
Il risultato è una forma stellata, aperta, che ricorda una corona o un sole raggiante.
Ora accostiamo questa immagine a quella di Sa Pardula (o is pardulas), il celebre dolce sardo tipico del periodo pasquale, di cui avevo già parlato ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/04/sa-pardula.html?m=0)
La sua conformazione con la tecnica del “pizzicato” è identica
Un involucro di pasta croccante (la pasta violada, una pasta azzima) che, con sapienti pizzichi, viene modellato a forma di stella per racchiudere un cuore morbido di ricotta e zafferano.
Ciò che colpisce non è solo la somiglianza estetica, ma la continuità del gesto artigianale.
Le mani che plasmano l’argilla per contenere la luce e le mani che plasmano la pasta per contenere il nutrimento seguono la stessa antica sapienza geometrica.
Simbolismi che viaggiano nel tempo, l’Esagono e la Stella
La forma stellata non è mai un caso.
La stella a sei punte, l’esagono, è un archetipo potentissimo.
Nelle culture antiche, il numero sei e la sua rappresentazione geometrica erano legati alla perfezione cosmica, all’equilibrio tra gli opposti e alla divinità.
La stella a sei punte è associata alla tribù israelita di Dan, il cui simbolo era proprio l’aquila o, in alcune tradizioni, la stella.
Questi simbolismi si sono diffusi nel Mediterraneo, incontrando e fondendosi con le culture locali.
L’esagramma, oggi universalmente noto come Stella di David, affonda le sue radici in queste antiche simbologie mediorientali, viaggiando poi attraverso i secoli fino ad arrivare a noi.
L’Esagono nel mento del Gigante di Mont’e Prama
Questo suggerisce che anche in Sardegna, in epoca arcaica , esistesse una conoscenza geometrica e simbolica profonda, legata al numero sei e alla sua perfezione.
Questo simbolo rappresenta un’unità di misura e un simbolo architettonico che unisce la Sardegna arcaica alle grandi civiltà del Mediterraneo.
Gli “Architetti Divini” di cui parlo sembrano aver tramandato un sapere geometrico che ritroviamo sia nelle pietre che nelle forme del pane e dei dolci.
Un altro elemento unificante è la pasta azzima (pasta violada).
La sua semplicità, farina, acqua, sale (e a volte strutto), la rende un cibo antichissimo, legato ai riti di purificazione e alle festività. Proprio come la brocca di Utica (un piccolo orcio globulare con manico laterale, usato per versare liquidi nei riti funerari o quotidiani), “Sa Pardula” sarda è un contenitore.
La brocca conteneva l’olio per la luce, la pardula contiene la ricotta per il sostentamento.
L’elaborato ci porta a concludere che Sa Pardula non è solo un dolce.
È un documento archeologico commestibile.
La sua forma a stella, che rimanda alla lucerna a sette becchi di Utica, alla geometria del Gigante di Mont’e Prama e ai simboli della Tribù di Dan, ci racconta di un Mediterraneo antico in cui la Sardegna era un crocevia di saperi, religioni e arti.
Mentre oggi gustiamo una pardula, stiamo in realtà mordendo un pezzo di storia fenicia, nuragica e spirituale.
La stessa mano che ha pizzicato l’argilla per fare luce 2.500 anni fa, oggi pizzica la pasta per fare festa. La forma è la stessa.
La stella, simbolo di eternità e di rinascita.
La sua conformazione è identica: un involucro di pasta croccante (la pasta violada, una pasta azzima) che, con sapienti pizzichi, viene modellato a forma di stella per racchiudere un cuore morbido di ricotta e zafferano.
Ciò che colpisce non è solo la somiglianza estetica, ma la continuità del gesto artigianale.
Le mani che plasmano l’argilla per contenere la luce e le mani che plasmano la pasta per contenere il nutrimento seguono la stessa antica sapienza geometrica.
Ci potrebbe essere un possibile legame onomastico tra Utica e la nostra Uta sarda.
Avevo già trovato correlazioni interessanti tra Uta/Utah( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/gonnellino-vcostellazione-cigno-utahuta.html?m=0)
Ma la differenza numerica tra i 7 stoppini e le 6 punte della pardula, apre una lettura simbolica che merita di essere esplorata e che potrebbe essere astronomica
La tecnica del pizzicamento è identica (argilla per la lampada, pasta per il dolce), ma il numero cambia.
I 7 becchi della lucerna di Utica potrebbero essere un simbolo solare-planetario
7 è il numero dei pianeti classici conosciuti nell’antichità,Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno.
La tradizione ebraica della Menorah a sette braccia, li identificava esplicitamente con i sette pianeti .
La lucerna a 7 becchi, quindi, non era solo un oggetto di illuminazione pratica, ma un microcosmo astronomico.
La luce che si moltiplica sette volte rappresenta l’ordine cosmico e la totalità del tempo (i sette giorni della settimana planetaria). È un simbolo solare nel senso di “ordinatore” del cosmo, in cui il Sole occupa una posizione centrale.
Le 6 punte di Sa Pardula potrebbe avere una risonanza lunare-pleiadica
Il numero 6, nelle fonti antiche, è spesso legato alle Pleiadi.
La tradizione mitologica greca parlava di sette sorelle, ma la realtà astronomica dell’ammasso (M45) presenta una particolarità, la “Pleiade Perduta”.
Gli autori antichi notavano che a occhio nudo se ne vedono comunemente solo 6, mentre la settima è difficilmente distinguibile .
Le Pleiadi sono un ammasso aperto nella costellazione del Toro, il cui sorgere eliaco segnava l’inizio dell’anno agricolo e delle navigazioni.
La forma a 6 punte della pardula, quindi, potrebbe evocare il cielo notturno e il ciclo lunare-agricolo (le Pleiadi erano spesso associate a divinità femminili e alla fertilità della terra), in contrapposizione al ciclo solare-planetario maschile della lucerna.
Potrebbe trattarsi di due ordini cosmici complementari
La lucerna, legata al 7, rappresenta l’ordine celeste perfetto e immutabile dei pianeti, la luce divina che guida il cosmo.
La pardula sarda, legata al 6, rappresenta il ciclo terrestre e stagionale, la luce riflessa e nutrice che scandisce il tempo del raccolto e della rinascita pasquale.
Utica e Uta, separate dal mare, condividono così non un’origine, ma la capacità di aver plasmato la materia (argilla e pasta) per riflettere due diverse sfaccettature dello stesso cielo, quello solare e ordinatore, e quello lunare e generativo.
L’esagono, inoltre, non è solo una forma geometrica astratta o un simbolo planimetrico, ma ha una corrispondenza astronomica precisa e stagionale.
Il legame tra l’esagono e l’angolo di 60° non è casuale, ma affonda le sue radici nella geometria sacra e nell’osservazione del cielo invernale.
L’Esagono Invernale traccia una stella a sei punte nel cielo
Quando parliamo di “esagono invernale”, ci riferiamo a un asterismo (non una costellazione vera e propria) ben visibile nell’emisfero boreale durante i mesi freddi.
È formato da sei stelle luminose appartenenti a sei costellazioni diverse, Rigel (Orione), Aldebaran (Toro), Capella (Auriga), Polluce (Gemelli), Procione (Cane Minore) e Sirio (Cane Maggiore) .
Questo gigantesco esagono celeste, che copre circa un terzo della volta celeste, è spesso identificato simbolicamente con la Stella di David o con un esagramma .
Ecco quindi che il numero 6 delle punte pizzicate di Sa Pardula trova una corrispondenza diretta nel cielo.
Non è un numero qualsiasi, ma la firma geometrica della stagione invernale, il periodo in cui, nella tradizione, si attende la luce e la rinascita (Pasqua).
Ma c’è anche l’aspetto dell’angolo di 60° e la geometria del cerchio
Questo angolo è la chiave di volta di tutta la geometria esagonale.
Se si prende un compasso e lo si apre con un’apertura pari al raggio del cerchio che vuoi disegnare, quell’apertura corrisponde esattamente a un angolo di 60°. Tracciando archi consecutivi, si divide il cerchio in sei parti perfettamente uguali .
Questo significa che l’esagono è la prima figura regolare che si può inscrivere in un cerchio utilizzando solo il raggio, senza bisogno di calcoli complessi.
È per questo che nell’antichità (e nella Mass’oneria, l’apertura a 60° del compasso era considerata sacra, perché rappresentava la capacità di generare l’ordine dal caos, la divisione armonica dello spazio .
C’è un legame affascinante tra l’angolo di 60° e i solstizi/equinozi. In alcuni studi archeoastronomici, è stato notato che l’azimut del sorgere del sole ai solstizi (estate e inverno) può essere correlato a un angolo di circa 60° rispetto a un certo asse di riferimento, e la pianta esagonale delle strutture rituali rifletteva questa geometria celeste .
Tuttavia, per quanto riguarda l’equinozio specificamente, l’angolo di 60° non è legato al sorgere del sole (che all’equinozio sorge esattamente a est, cioè a 90°), ma piuttosto alla divisione dello zodiaco.
Nell’astrologia antica, l’aspetto di sestile (due pianeti separati da 60°) era considerato un aspetto armonico e benefico, proprio perché derivava dalla divisione esagonale del cerchio .
Quindi, la Lucerna di Utica dai 7 becchi rappresenta l’ordine planetario (i 7 pianeti classici) e la luce solare che ordina il cosmo. È un simbolo di totalità temporale (la settimana).
L’Esagono Invernale con le sue 6 stelle, è la firma celeste della stagione fredda, il momento in cui la terra riposa e attende la rinascita. È un simbolo di ciclicità stagionale.
Sa Pardula, con le sue 6 punte, assorbe entrambi i simboli.
Con la sua pasta azzima (che richiama la purezza e l’attesa) e la sua forma a stella, è un microcosmo dell’Esagono Invernale.
Mangiando una pardula a Pasqua, non celebriamo solo la fine della Quaresima, ma partecipiamo simbolicamente al ritorno dell’ordine cosmico.
Le sei punte della stella invernale cedono il passo alla luce della stagione nuova.
La differenza tra i 7 della lucerna e i 6 della pardula non è una contraddizione, ma una specializzazione.
La lucerna fenicia illuminava la notte con la certezza dell’ordine planetario.
La pardula sarda celebra la fine dell’inverno con la geometria stellare che ha scandito per millenni il tempo del raccolto e della rinascita.
Sulla Tribù dei Dan
https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/il-simbolo-della-tribu-di-dan.html?m=0
Sull’Esagono nel mento del Gigante di Mont’e Prama
https://janaion.altervista.org/simboli-regali-di-ascensione/
Simbolo del Cubito reale
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Tiziana Fenu
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