Arciere/palo Asherah

Il bronzetto sardo in esame, di cui avevo già parlato( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/bronzetto-ofiotauro-palo-asherah.html?m=0), ma di cui ho approfondito la correlazione astrale, risalente all’VIII-VII secolo a.C., raffigura un guerriero-iniziato in piedi, con un copricapo serpentiforme, un palo verticale tenuto sul lato sinistro e incorniciato da un arco di conformazione trapezoidale. L’oggetto, acquisito al mercato dell’arte di Ginevra nel 1996, presenta caratteristiche iconografiche e geometriche che lo rendono un unicum nel panorama della bronzistica nuragica, e la sua analisi rivela un sofisticato sistema di conoscenze astronomiche, simboliche e rituali.
L’angolo di 44° che si forma tra il palo verticale e l’arco trapezoidale non è un dettaglio casuale, ma costituisce la chiave di volta per comprendere l’intero sistema simbolico del manufatto.
Questa misura, come vedremo, si inserisce perfettamente nel quadro delle conoscenze archeoastronomiche della civiltà nuragica e apre scenari inaspettati sulla cosmologia e la spiritualità di questa antica popolazione.
Il copricapo del guerriero presenta una conformazione serpentiforme che lo accomuna ad altri celebri bronzetti sardi( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/bronzetto-tetiofiotauro-vesica-piscis.html?m=0) in particolare l’Ofiotauro di Nule( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/bronzetti-ofiotauro-serpente.html?m=0)
La caratteristica più significativa è la presenza di un ureo rovesciato, che si discosta dalla tradizione egizia in cui il cobra dal collare espanso è rappresentato eretto.
Questa inversione non è casuale ma porta con sé un profondo significato simbolico:
Manifesta un’inversione della polarità.
Mentre in Egitto l’ureo eretto rappresenta il principio maschile, solare e protettivo del faraone, l’ureo rovesciato nella tradizione sarda simboleggia il principio femminile, lunare e ctonio.
Il Serpente come Sophia, come Conoscenza e Saggezza ancestrale. Il serpente è da sempre associato alla conoscenza ancestrale, alla saggezza iniziatica e al potere di rigenerazione.
La sua posizione sulla testa dei bronzetti sardi, e di questo arciere indica che la conoscenza non è qualcosa che si domina o si schiaccia (come nella tradizione patriarcale greca dell’Ofiotauro, dove il serpente è in coda), ma qualcosa che si incarna e si indossa, diventando parte integrante dell’iniziato.
Il copricapo serpentino rimanda alla costellazione del Draco, che rappresentava l’eternità, l’immutabilità e la ciclicità cosmica. Il Draco si avvolge attorno al polo nord celeste, simboleggiando l’Asse del Mondo e la connessione tra cielo e terra.
Il palo che il guerriero regge sul lato sinistro è l’elemento che ho identificato come una rappresentazione dell’Asherah, l’antico simbolo di culto cananeo associato alla Dea Madre.
L’Asherah nella tradizione cananea era un palo di legno o un albero stilizzato piantato nei luoghi di culto, simbolo della presenza stessa della divinità femminile.
Era associata alla fertilità, ai cicli agricoli e alla rigenerazione della natura.
Il suo nome significa “albero consacrato” e poteva essere costruito, abbattuto o bruciato in rituali specifici.
Nei testi ugaritici (antecedenti al 1200 a.C.) è indicata come Athirat, signora del mare, collegandola all’elemento acquatico e al principio femminile.
La posizione del palo sul lato sinistro (il lato del cuore, il lato femminile per eccellenza) non è casuale, ma indica che il guerriero si pone sotto la protezione e l’autorità della Dea Madre.
Il palo è verticale, come l’Asse del Mondo (Axis Mundi), il punto di congiunzione tra cielo e terra, tra divino e umano.
La sua forma stilizzata richiama i betili arcaici sardi, le pietre sacre verticali ancora presenti in molti siti archeologici sardi, e l’Albero della Vita presente in tutte le culture antiche.
Le Correlazioni astrali di Asherah riguardano innanzitutto le Pleiadi. L’ammasso stellare delle Pleiadi, associato alla fertilità e ai cicli agricoli, era spesso collegato alla Dea Madre nelle culture antiche.
Asherah era associata alla Stella del Mattino e della Sera, il pianeta Venere, che rappresenta l’amore, la bellezza e la rigenerazione.
Il suo culto era legato ai cicli lunari, alle maree e ai ritmi della natura.
( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/05/statuina-dea-madre-asherah.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/03/cenereashasherah.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/asherah-trimorfo.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/stele-cananea-con-asherah-e-croce-nel.html?m=0)
La forma dell’arco che incornicia il guerriero è il terzo elemento fondamentale del sistema simbolico.
Non si tratta di un arco semicircolare, ma di una conformazione trapezoidale che richiama il grembo materno: la forma trapezoidale, con la base più larga in alto, ricorda la sagoma di un utero stilizzato.
Il Segno di Tanit: la dea fenicia e punica Tanit, associata alla Luna e alla protezione, veniva spesso raffigurata come un triangolo o un trapezio sormontato da un cerchio. La somiglianza tra questa iconografia e la forma dell’arco del bronzetto è notevole.
Negli ingressi delle Tombe dei Giganti e delle Domus de Janas, spesso la forma trapezoidale delle porte rappresenta un passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti, un portale liminale per l’anima.
Anche in Egitto, le false porte trapezoidali erano usate come passaggi per l’anima (ka) per viaggiare tra i vivi e i morti.
L’arco trapezoidale non è quindi uno sfondo decorativo, ma un elemento attivo che definisce lo spazio sacro e trasforma il guerriero in un iniziato che sta attraversando o presiedendo un portale verso un’altra dimensione.
L’angolo di 44° che si forma tra il palo verticale e l’arco trapezoidale è il dettaglio più sorprendente e significativo.
Misurando l’orientamento di centinaia di nuraghi, si è scoperto che le declinazioni più comuni per i nuraghi più antichi sono di circa -43°, per poi spostarsi verso -45,5° in quelli più recenti.
Il valore di 44° si trova esattamente al centro di questo intervallo, indicando che non si tratta di una coincidenza ma di una misura astronomica precisa.
Questo allineamento è stato interpretato come un possibile puntamento verso Alpha Centauri, la stella più luminosa del cielo australe e la più vicina al nostro sistema solare.
Alpha Centauri è un sistema stellare triplo, una “Trinità” cosmica che simboleggia l’equilibrio tra le polarità.
Nell’VIII secolo a.C., alle latitudini della Sardegna, Alpha Centauri era visibile in determinati periodi dell’anno, e la sua levata eliaca (quando sorge appena prima del Sole) cadeva intorno al solstizio d’inverno, momento di rinascita del Sole.
Nelle tradizioni esoteriche, Alpha Centauri è associata al Centauro Chirone, il saggio guaritore e maestro di eroi, e simboleggia la trasmissione della conoscenza e l’equilibrio tra maschile e femminile.
Vi è correlazione anche con il ciclo di Venere.
Alpha Centauri e Venere condividono una natura planetaria e simbolica
In astrologia, a Rigil Kentaurus (Alpha Centauri) viene attribuita una natura che combina le energie di Venere e Giove.
Il ciclo di Venere di 584 giorni, che si ripete ogni 8 anni con una precisione straordinaria (5 cicli di Venere = 8 anni solari con una differenza di soli 2,4 giorni), era noto già ai Babilonesi e anche agli Antichi Sardi che avevano identificato questa stella come il punto di riferimento celeste per il ciclo di Venere, attribuendole le stesse qualità simboliche del pianeta: amore, fertilità, bellezza, rigenerazione.
La connessione tra Alpha Centauri, Venere e il ciclo lunare crea un sistema cosmologico completo.
La Luna era il simbolo per eccellenza del Femminino Sacro, governando le maree, i cicli mestruali e la fertilità della terra.
Il mese lunare di 29,5 giorni, con le sue fasi (nuova, crescente, piena, calante), scandiva il tempo dei rituali.
Emerge la sincronia tra Luna e Venere:
8 anni solari = 2922 giorni.
8 anni lunari (12 mesi di 29,5 giorni) = 2832 giorni.
La differenza tra il ciclo di Venere e il ciclo lunare in 8 anni è di circa 90 giorni (3 mesi).
Per gli Antichi Sardi, questa differenza non era un problema ma un mistero da osservare e ritualizzare. I pozzi sacri, con le loro scale a chiocciola e le loro aperture verso il cielo, erano progettati per catturare la luce della Luna e di Venere in momenti specifici, creando un calendario astronomico fatto di ombre e riflessi.
Il Pozzo di Santa Cristina (Paulilatino)è orientato per catturare la luce della Luna piena in un ciclo di 18,6 anni (il ciclo di Metone).
Il Pozzo di Santa Vittoria (Serri)
è orientato verso il solstizio d’estate. La sua posizione potrebbe essere stata scelta per allinearsi con la levata eliaca di Venere.
Il Pozzo di Sant’Anastasia (Sardara) presenta una triplice cinta muraria, che potrebbe rappresentare i tre mondi (inferi, terra, cielo) o le tre fasi della Dea (Vergine, Madre, Anziana).
L’angolo di 44° del bronzetto potrebbe essere derivato da osservazioni astronomiche fatte nei pozzi sacri. L’angolo di 44° potrebbe essere l’inclinazione dell’asse terrestre rispetto all’orbita di Venere, o l’angolo con cui la luce di Alpha Centauri entrava in un pozzo in un determinato momento dell’anno.
Il bronzetto sarebbe quindi una rappresentazione portatile di questo allineamento, un “oracolo tascabile” che i sacerdoti usavano per determinare i tempi dei rituali.
Interessante notare che non c’è una stella esattamente a 44°, ma il cielo pullula di oggetti che orbitano attorno a questa cifra.
La scelta di questo angolo nel bronzetto potrebbe quindi non indicare un allineamento con un singolo astro, ma con un’intera fascia celeste ricca di significati, o forse con una stella specifica che, a causa della precessione degli equinozi, nell’VIII secolo a.C. si trovava proprio a quella declinazione.
Stelle a +44° (Emisfero Boreale): Diverse stelle che hanno una declinazione molto vicina a +44°sono
La stella Kappa Andromedae (κ And) si trova a +44° 20′, mentre il sistema stellare HD 132563 nella costellazione di Boote è a +44° 02′. Altre stelle, come HR 2096 nell’Auriga e HD 5789/5788, hanno declinazioni di +44° 35′ e +44° 42′. La costellazione del Cigno (Cygnus) ha un’estremità che tocca proprio +44° 32′.
Tutte costellazioni importantissime per la nostra Arcaica Civiltà Sarda.
È impossibile non notare come il numero 44 ricorra nei nomi di oggetti celesti. L’ammasso del Presepe (M44) è forse il più celebre, ma anche la stella 44 Boötis e la 44 Draconis portano questo numero, quasi a suggellare un legame numerologico con la volta celeste.
Alla luce di tutte le analisi, il bronzetto non rappresenta un semplice guerriero, ma un iniziato-sacerdote che svolge diverse funzioni
È il Custode dell’Asherah, impugna il palo sacro, il simbolo della Dea Madre e del Femminino, riconoscendo la sua autorità e canalizzando la sua energia.
È il Mediatore tra cielo e terra.
Il suo copricapo serpentino lo collega al Draco (conoscenza eterna), il palo ad Alpha Centauri (conoscenza iniziatica), e l’arco trapezoidale al grembo cosmico (rinascita spirituale).
È Astronomo e calendario vivente. L’angolo di 44° lo allinea con il ciclo di Venere e il ciclo lunare, rendendolo un “oracolo” che scandisce il tempo dei rituali.
L’intero manufatto può essere letto come una mappa cosmologica tridimensionale.
Il bronzetto era probabilmente usato in rituali di connessione cosmica.
Il sacerdote si posizionava in un luogo sacro (un pozzo, un nuraghe, un tempio a cielo aperto), orientava il bronzetto in modo che il palo (inclinato di 44°) puntasse verso Alpha Centauri in un momento specifico (ad esempio, la levata eliaca della stella).
L’arco trapezoidale incorniciava la scena, creando un portale attraverso il quale l’energia della Dea poteva fluire.
Il guerriero-iniziato, con il copricapo serpentino, si poneva come mediatore tra questa energia e la comunità, portando benedizioni di fertilità, prosperità e conoscenza.
La posizione del serpente sulla testa, anziché in coda come nell’Ofiotauro greco, rappresenta una dichiarazione di appartenenza a una cosmologia matriarcale.
È l’Inversione del patriarcato.
Il serpente, simbolo del Femminino, non è schiacciato o relegato in una posizione subordinata, ma incoronato sulla testa dell’iniziato.
Un simbolismo che manifesta incorporazione della conoscenza: la Sophia non è qualcosa da dominare, ma da incarnare e indossare, diventando parte integrante dell’essere.
Gli antichi Sardi non imitano l’Egitto o la Grecia, ma rielaborano i simboli in chiave matriarcale, testimoniando una società in cui il Femminino era centrale.
Il bronzetto in esame, con il suo sofisticato sistema di simboli e allineamenti astronomici, rivela che la civiltà nuragica possedeva una conoscenza astronomica avanzata, con osservazioni precise dei cicli di Venere, della Luna e delle stelle fisse.
Aveva padronanza di una geometria sacra che integrava architettura, scultura e astronomia in un sistema coerente.
Manifestava una cosmologia matriarcale in cui il Femminino Sacro era centrale, con la Dea Madre rappresentata da Asherah/Tanit/Hator.
Era una pratica rituale che utilizzava i bronzetti come dispositivi portatili per connettere la terra con il cielo.
La somiglianza tra il petroglifo di Bruncu Suergiu, la statuina di Asherah e la Danzatrice del Nilo indica che la Sardegna faceva parte di una rete di scambi culturali che attraversava il Mediterraneo.
La Sardegna arcaica non era isolata, ma era un nodo cruciale in questa rete, dove le tradizioni venivano rielaborate e trasformate in forme originali, che spesso fungevano da matrice
Il bronzetto non è solo un oggetto archeologico, ma porta con sé un messaggio universale: celebra l’unione armoniosa delle polarità, un principio che le società antiche (e forse anche le nostre) hanno bisogno di riscoprire.
Celebra la conoscenza come saggezza ancestrale.
Il serpente in testa ricorda che la vera conoscenza non è un possesso ma un’incorporazione, un cammino iniziatico che trasforma chi lo percorre.
Ci invita a guardare al cielo per comprendere la terra, a riconoscere che il nostro destino è intrecciato con quello delle stelle.
Il bronzetto si rivela così come un capolavoro di sintesi simbolica, un oggetto che racchiude in pochi centimetri di bronzo l’intera cosmogonia di una civiltà: le sue conoscenze astronomiche, la sua spiritualità, il suo rapporto con il sacro femminino e la sua visione del mondo.

Tiziana Fenu
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