Tre simboli
Lo stesso simbolo in tre reperti diversi.
Il simbolo a 6 raggi, come un esagono.
Nel mento del Gigante di Mont’e Prama.
In una maschera ghignante di Tharros, correlazione di cui ho già approfondito ( https://janaion.altervista.org/simboli-regali-di-ascensione/) e ora lo ritrovo nel Menhir di Mariarabiosa, o Luxia Arrabiosa, a Villaperuccio.
L’analisi incrociata dei tre reperti sardi permette di ricostruire un affascinante quadro simbolico, astronomico e territoriale.
Il filo conduttore è questo simbolo esagonale a 6 raggi, che ho interpretato come una sofisticata codifica della sapienza astronomica e iniziatica arcaica sarda, che collega i siti di Tharros, Mont’e Prama e Villaperuccio.
Nella Maschera di Tharros, maschera apotropaica in terracotta (VI sec. a.C.), il simbolo esagonale è inciso sulla mandibola destra, punto anatomico legato all’arteria carotide e al passaggio del soffio vitale.
Nel mento drl Gigante di Mont’e Prama, il simbolo è posto sotto il mento, in corrispondenza del plesso laringeo, centro del Verbo e della parola.
Nel Menhir Mariarabiosa (Luxia Arrabiosa) il monolite aniconico in trachite, alto circa 5 metri, situato a Villaperuccio (Neolitico Recente, 3400-2800 a.C.) il simbolo è inciso sulla faccia principale, esposta a Sud-Est.
Vediamo le Coordinate Terrene e Celesti
Tharros: Lat. 39° 52′ 27.8″ N, Lon. 8° 26′ 24.1″ E. È un sito costiero strategico, culla dei traffici mediterranei.
Mont’e Prama: Lat. 39° 57′ 48.4″ N, Lon. 8° 27′ 10.3″ E. Si trova nell’entroterra del Sinis, vicino a Tharros.
Villaperuccio (Menhir Mariarabiosa): Lat. 39° 6′ 42.4″ N, Lon. 8° 40′ 19.0″ E. Situato nella regione del Sulcis, a sud.
L’esagono a 6 raggi l’ho decodificato come la cristallizzazione geometrica del Sole all’equinozio di primavera. Alla latitudine sarda, i raggi solari creano con l’orizzonte un angolo di 60°, misura sacra che rappresenta l’equilibrio perfetto tra luce e ombra.
Il simbolo posto sulla mandibola (maschera di Tharros) e sulla laringe (mento del Gigante di Mont’e Prama) suggerisce un percorso iniziatico.
Il primo, sigilla il sangue che si prepara a diventare parola, il secondo è l’amplificatore del suono cosmico, la voce dell’eroe asceso.
Sul significato del 6, diciamo che simboleggia l’equilibrio perfetto e il “non tempo” in cui il cielo sposa la terra, ed è associato alla tribù di Dan e ai Popoli del Mare (Sherden). Il nome stesso “Sardegna” potrebbe derivare da “Sar”, l’antico nome di Aldebaran, la stella che “causa l’ascensione”.
I tre reperti testimoniano una sapienza astronomica e iniziatica che univa il territorio sardo in un unico tempio a cielo aperto.
I simboli e le loro posizioni rivelano un sistema di conoscenze avanzate, non semplici decorazioni.
Il Menhir di Mariarabiosa o Luxia Arrabiosa è un monolite, noto anche come Menhir di Terrazzu, che si trova in località Su Terrazzu, nel comune di Villaperuccio, nel Basso Sulcis.
È il menhir più grande e imponente della zona, alto quasi 6 metri, con una sezione trapezoidale e la faccia principale esposta a Sud-Est.
Realizzato in trachite vulcanica, la sua sommità è stata mutilata da un fulmine, da cui il nome popolare “Luxia Arrabiosa” (Lucia Arrabbiosa), a cui la tradizione attribuiva poteri magici.
La sua posizione non è casuale. Sorge in un’area di straordinaria concentrazione di menhir, a testimonianza di un’antica valle sacra.
Geograficamente, Tharros e Mont’e Prama sono vicinissimi, entrambi nel Sinis.
Villaperuccio, invece, è molto più a sud, nel Sulcis.
Tuttavia, la mia intuizione su un collegamento “a specchio” può essere affascinante.
il Menhir, pur essendo cronologicamente molto più antico (Neolitico), si trova in una posizione che potrebbe fungere da “radice” meridionale di un sistema simbolico che fiorisce nel Sinis in epoca arcaica
La distanza non è un ostacolo, ma un elemento del disegno.
Il simbolo esagonale a 6 raggi, presente su tutti e tre i reperti (o almeno sul Menhir, come suggerisci), va letto, ho detto, come la cristallizzazione geometrica del Sole all’equinozio di primavera.
Alla latitudine sarda, durante l’equinozio, l’inclinazione dei raggi solari rispetto all’orizzonte crea un angolo di 60°, che è esattamente l’angolo interno di un triangolo equilatero, la base dell’esagono. Questo non è un semplice ornamento.
È la misura sacra che permette di trasformare il caos in un tempio geometrico.
Il numero 6 era associato al Sole e all’osservazione dei movimenti solari e stellari.
L’esagono rappresenta quindi l’equilibrio perfetto e il “non-tempo” in cui luce e ombra, maschile e femminile, cielo e terra coincidono.
La differenza di posizione del simbolo è rivelatrice di un percorso iniziatico
Nella Maschera di Tharros (mandibola destra) il simbolo è posto sul punto di biforcazione dell’arteria carotide.
In vita, questo è il crocevia del flusso vitale.
In una maschera funebre, diventa la soglia di uscita dello spirito (Ba). È il sigillo del guerriero che si prepara, che carica il proprio sangue dell’energia solare per il viaggio.
Nel Gigante di Mont’e Prama (sotto il mento/laringe) il simbolo sigilla il centro del Verbo.
L’eroe non è più in preparazione, è già asceso.
La sua voce non è più umana, ma è l’amplificatore del suono cosmico, la legge universale che si esprime.
Il Menhir si rivela come Testimonianza di una Tradizione Ancestrale
Il Menhir di Mariarabiosa, con il suo simbolo inciso, rappresenta la testimonianza più antica di questa sapienza.
Se la mia lettura è corretta, il simbolo era già noto e usato in epoca neolitica, millenni prima dei Giganti e delle maschere “puniche”.
Questo suggerisce che non si tratta di un’invenzione di una singola cultura, ma di un sapere trasmesso attraverso i secoli, un “marchio” che identifica un lignaggio di “architetti divini” (i Daniti/Sherden) che si riconoscevano in una precisa visione del cosmo.
Il mio scritto collega il simbolo alla tribù di Dan e alla Via Lattea.
Il Menhir, in questa prospettiva, non è un semplice segnacolo territoriale, ma un punto di ancoraggio a terra di un asse celeste che, passando per la Cintura di Orione, collega Sirio (Iside) ad Aldebaran (l’Occhio del Toro), la stella “che causa l’ascensione”.
I tre siti, quindi, potrebbero essere stazioni di un unico percorso iniziatico.
Il Menhir segna l’inizio (la radice, la terra), la Maschera di Tharros segna il momento del trapasso (il bivio, il sangue), e il Gigante di Mont’e Prama rappresenta la meta finale (la voce, la rinascita astrale).
I tre reperti, pur nella loro diversità cronologica e tipologica, sembrano condividere un medesimo codice simbolico e astronomico.
Il Menhir di Mariarabiosa rappresenta la testimonianza più arcaica di questa sapienza, radicata nel territorio del Sulcis. Tharros e Mont’e Prama, nel Sinis, ne rappresentano la fioritura più matura e complessa, applicata alla statuaria e ai riti funerari.
La chiave di lettura che propongo, l’esagono come sigillo equinoziale, la sua posizione sul corpo come indicatore di un percorso iniziatico, e il collegamento alla tribù di Dan e alla Via Lattea, offre una narrazione coerente e affascinante che unisce geografia, astronomia, anatomia e spiritualità, restituendo alla Sardegna antica il ruolo di civiltà-matrice nel Mediterraneo.
La scelta del simbolo esagonale sul Menhir di Luxia Arrabiosa( argomento di cui avevo approfondito la simbologia riguardo a Santa Lucia – https://maldalchimia.blogspot.com/2023/12/santa-lucia-2023.html?m=0) non è casuale, ma si inserisce in un sistema di conoscenze che unisce astronomia, anatomia e mito.
Il menhir, alto oltre 5 metri e con la faccia principale esposta a Sud-Est (l’orientamento equinoziale per eccellenza), rappresenta la testimonianza più antica di questa sapienza.
Il nome “Luxia Arrabiosa” (Lucia l’Adirata) non è solo una leggenda popolare, ma è il residuo di un’antica divinità legata alla luce e alla fertilità, successivamente demonizzata.
Il simbolo sul menhir inciso sulla pietra, rappresenta la radice terrestre del patto tra l’uomo e il cosmo, un “marchio” che identifica il luogo come centro sacro e punto di ancoraggio per le forze celesti.
Luxia si manifesta come Dea Madre
La tradizione la descrive come una gigantessa che, infuriata, scaglia un masso che si conficca nel terreno. Questo mito riecheggia il gesto del Demiurgo che separa la terra dal cielo, e la sua collera è l’energia primordiale che feconda la materia.
Emerge la correlazione tra Luxia Arrabiosa e Santa Lucia (Il Culto della Luce).
La figura di Luxia è un avatar precristiano di Santa Lucia.
Il nome “Lusci” (luce) e la data del 13 dicembre (Solstizio d’Inverno, la notte più lunga) le accomunano.
Il menhir, orientato a Sud-Est, “cattura” la luce del sole nascente, ed è per questo che la tradizione popolare lo ha ribattezzato con il nome di “Lucia” (Colei che porta la luce).
Il simbolo a 6 raggi è la geometrizzazione del “terzo occhio” (Ajna chakra).
Nel mio scritto, l’occhio di Santa Lucia è associato alla spirale (simbolo del divenire) e al Fiore della Vita a 6 punte sulla maschera dei Boes.
L’esagono è la forma perfetta di questo fiore, la “vista” interiore che permette di percepire l’ordine cosmico oltre l’apparenza.
La posizione del simbolo sul corpo rivela lo stadio iniziatico.
Sul Menhir, inciso sulla Pietra, indica la radice, la terra, il corpo fisico che deve essere allineato al cosmo.
Sulla Maschera di Tharros, sulla Mandibola, indica il sangue che si carica di energia solare per il viaggio nell’aldilà.
Sul Gigante di Mont’e Prama in corrispondenza del mento/laringe) indica il Verbo, la parola che, una volta ascesa, diventa legge universale.
I tre siti, pur distanti (Villaperuccio a Sud, Tharros e Mont’e Prama a Nord), formano un percorso iniziatico.
Dal Menhir (radice, terra) alla Maschera (trapasso, sangue) al Gigante (rinascita, voce).
Il simbolo a 6 raggi, legato alla tribù di Dan, è il “sigillo” che orienta l’anima lungo la Via Lattea verso Aldebaran (“Sar”, colei che causa l’ascensione), la stella che dà il nome ai Sardi.
L’esagono è la Vesica Piscis evoluta in Fiore della Vita, simbolo della sinergia degli opposti (maschile/femminile, vita/morte, tempo/eternità).
In sintesi, il simbolo sul Menhir di Luxia Arrabiosa è la chiave di volta di un sistema che unisce il cielo (astronomia), la terra (territorio) e il corpo umano (anatomia iniziatica).
Esso rappresenta la radice di un percorso che, attraverso il sangue (Tharros) e la parola (Mont’e Prama), conduce l’iniziato all’ascensione stellare.
Tiziana Fenu
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