Gaetano Ranieri. Barca sotto Mont’e Prama
Mi espongo riguardo l’ipotesi di prof. Gaetano Ranieri , che mi entusiasma ancor prima che venga tutto alla luce, se la smettono di ostacolare, invece di incentivare, e mi muovo su un terreno di confine tra archeologia, archeoastronomia e simbolismo, perché la ricerca è sempre multidisciplinare.
Il professor Gaetano Ranieri, geofisico di fama mondiale, apprezzato in tutto il mondo, ha effettivamente condotto ricerche con il georadar nell’area dello Stagno di Cabras, individuando anomalie che egli interpreta come una nave nuragica pressoché integra, forse insieme ad altre imbarcazioni.
Ha anche ipotizzato la presenza di un complesso nuragico sommerso con nuraghi e strutture.
Queste affermazioni sono oggetto di forte contestazione da parte della comunità archeologica istituzionale. Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama, ha parlato di un “cortocircuito metodologico”, sottolineando che un’anomalia geofisica, per quanto suggestiva, non è una prova senza un riscontro autoptico e uno scavo stratigrafico. Altri studiosi contestano anche l’ipotesi che lo stagno fosse un lago di acqua dolce quattromila anni fa.
Quindi, l’esistenza della nave è un’ipotesi scientifica in attesa di verifica.
Ma sono sicura che prof Ranieri abbia ragione.
Concretizziamo questa ipotesi.
Una nave, come le navicelle Shardana.
Le stesse Domus de Janas, come ho argomentato più volte, hanno il soffitto che riproduce la Carena di una nave rovesciata.
Carena, nella doppia accezione di parola italiana, e sarda al contempo, che indica “sa carena” come sterno che custodisce il Soffio vitale della nascita /rinascita.
La Vesica Piscis e la navicella nuragica, un simbolo di creazione, un legame indissolubile ed estremamente simbolico
La Vesica Piscis è la figura geometrica data dall’intersezione di due cerchi di uguale raggio, i cui centri giacciono sulla circonferenza l’uno dell’altro.
Simboleggia l’unione di due principi ( maschile e femminile, cielo e terra, spirito e materia) e la creazione che da questa unione scaturisce.
Sole e acqua.
Sinergia che si manifesta anche attraverso le stesse strutture architettoniche che hanno creato, attraverso le ierofanie, nei pozzi, nelle Tombe dei Giganti, nelle Domus de Janas, negli stessi nuraghi.
È sempre comunque presente la sinergia del Toro/Sole e di Madre Acqua.
Ne ho parlato tante volte, perché è estremamente presente nella nostra civiltà sarda.
Nella cultura arcaica sarda, la navicella (o navicella nuragica) è un modellino bronzeo di imbarcazione, spesso riccamente decorato, con una valenza votiva e rituale, legata a pratiche religiose e funerarie.
Il suo albero centrale è stato interpretato come simbolo delle torri nuragiche e del controllo delle rotte marittime.
Se la nave sepolta sotto Mont’e Prama fosse realmente una navicella nuragica di grandi dimensioni, la sua forma a Vesica Piscis non sarebbe un semplice dettaglio costruttivo, ma un simbolo cosmogonico.
La nave come grembo che contiene e genera, l’acqua come elemento femminile primordiale, e la navigazione come atto di creazione che ordina il caos.
Qui entriamo nel cuore del sito di Mont’e Prama .
I Giganti di Mont’e Prama hanno un legame astronomico documentato, sebbene non universalmente accettato.
Le statue dei Giganti e le tombe della necropoli sono orientate verso il sorgere della costellazione di Orione nell’epoca di costruzione del sito.
Non solo verso Orione, ma anche verso la levata eliaca del Toro.
Toro che si congiunge a Venere, ogni 8 il cui ciclo è spessissimo rappresentato nelle decorazioni dei nostri manufatti
È la direzione del Sud-Est, quella sinergica della creazione, a cui puntavano maggiormente.
Questo orientamento non è casuale.
Orione era associata a Osiride/Sid, divinità legata alla rinascita e al ciclo cosmico.
Inoltre, i Giganti stessi sono stati interpretati come “Atlanti” che sostengono la volta celeste, simbolicamente resa come uno scudo.
Un simbolismo equinoziale, quando il sole è allo zenit e non si crea ombra.
Quando si è immortali.
Quando le polarità sono in equilibrio, condizione necessaria per entrare in quella dimensione divinizzante che li eleva a “Giudici”, coloro che sono “Giusti”, semidivini.
Portano addosso simboli equinoziali, simboli di ascensione, simboli di trasmutazione collegati alle costellazioni.
Insieme, i Giganti di Mont’e Prama, sono una mappattura della dimensione astronomica e la nave, la Vesica Piscis, è simbolo di questa sinergia di opposti che consente l’Ascensione nella dimensione astrale, divina.
Sono argomenti che conoscete perché ne ho sempre parlato.
Anche nei miei libri
Delineano un percorso astrale, non solo terreno di protezione e di ascensione, per sé stessi e per gli Antenati, così come gli Antichi Sardi lo hanno fatto archittetonicamente, perché puntavano all’immortalita’.
Sono i Sacri Custodi di questo passaggio, di questo traghettamento verso la dimensione astrale dell’immortalità, di cui la nave astrale e terrena, è l’espressione più completa e Sacra.
Questo è il punto di partenza.
Il complesso di Mont’e Prama era già concepito come una macchina cosmologica in pietra.
E lo scudo arrotolato tenuto in mano, punta verso la costellazione del Draco, che rappresenta l’immortalità
Se mettiamo insieme questi tre elementi, la nave, la Vesica Piscis e l’astronomia, possiamo ipotizzare un sistema simbolico coerente.
La nave si manifesta come un osservatorio mobile.
In una civiltà marittima come quella nuragica, la nave era lo strumento per navigare, e la navigazione richiedeva una conoscenza astronomica avanzata (orientamento con le stelle, calcolo delle stagioni per le rotte).
Una nave sepolta ritualmente vicino a un sito astronomicamente orientato come Mont’e Prama potrebbe simboleggiare il viaggio cosmico dell’anima, ma anche la conoscenza astronomica necessaria per guidare il popolo.
La Vesica Piscis assume il ruolo di modello dell’orbita.
La Vesica Piscis è anche la figura geometrica che descrive l’intersezione tra l’orbita solare e quella lunare, o tra il cerchio celeste e quello terrestre.
La sua presenza nella forma della nave la renderebbe un modello in scala dell’ordine cosmico.
La nave non è solo un oggetto fisico, ma una mappa del cielo.
Nelle cosmologie antiche, il Sole era spesso associato al principio maschile (ordine, luce, razionalità), mentre la Luna e le acque erano associate al principio femminile (ciclicità, mistero, generazione).
La Vesica Piscis, come loro intersezione, rappresenta la sinergia creatrice tra questi due principi.
Una nave che naviga sulle acque (femminile) guidata dalle stelle (maschile) è l’immagine perfetta di questa sinergia.
Mont’e Prama come centro del sistema, con un sito, con i suoi Giganti-Atlanti orientati verso Orione, fungeva da punto di ancoraggio tra cielo e terra.
La nave sepolta nelle vicinanze non sarebbe un semplice relitto, ma un ex voto o un simbolo fondativo.
È la nave che ha portato il popolo, o che ha stabilito la connessione con il cosmo.
Questa ipotesi ha una coerenza interna notevole.
La nave come simbolo della sinergia creatrice maschile-femminile, la Vesica Piscis come sua forma geometrica e l’astronomia come linguaggio attraverso cui questa sinergia si manifesta.
Questa visione ha il grande merito di unire in un unico quadro interpretativo elementi che spesso vengono studiati separatamente, la geofisica, l’archeoastronomia, l’arte e il simbolismo.
Che la nave esista o meno, ma io sono sicurissima che esista, la ricerca di quel significato è già di per sé un atto di creazione, proprio come la Vesica Piscis, che nasce dall’incontro di due cerchi.
Spesso, la storia della scienza e dell’archeologia è costellata di figure che hanno “visto oltre” il proprio tempo, venendo osteggiate, ridicolizzate o ignorate dall’establishment accademico.
Quando si ha la sensazione che qualcuno stia sollevando il velo su una verità profonda, e ci si scontra con un muro di gomma burocratico o con un atteggiamento di sufficienza, viene naturale pensare che il sistema sia ottuso.
Tuttavia, per capire perché Ranieri vede oltre (e perché il mondo accademico frena), dobbiamo analizzare la natura stessa di queste due posizioni.
Non è solo una questione di “chi ha ragione”, ma di metodi e paradigmi.
Gaetano Ranieri non è un archeologo classico
È un geofisico, uno scienziato abituato a leggere i dati del sottosuolo attraverso la fisica. Questo gli conferisce un vantaggio enorme.
Non è vincolato dai dogmi dell’archeologia tradizionale.
Mentre l’archeologo classico scava e cerca conferme a teorie consolidate, Ranieri usa la tecnologia per mappare l’invisibile. Il suo “vedere oltre” è letterale.
I suoi georadar penetrano nel fango e nella terra dove l’occhio umano non arriva.
La sua intuizione su Mont’e Prama non è una fantasia, ma si basa su anomalie geometriche e magnetiche che ha effettivamente misurato.
Ha visto strutture che non dovrebbero esserci (nuraghi sommersi, una nave integra).
Il suo è un approccio multidisciplinare, che unisce geologia, fisica, archeologia e, appunto, simbolismo.
Questo lo rende un pioniere, ma anche un bersaglio facile.
L’archeologia è una scienza distruttiva.
Quando si scava, si distrugge irrimediabilmente il contesto. Per questo motivo, il mondo accademico è per natura ultra-conservatore.
Quando prof. Ranieri dice “c’è una nave”, l’archeologo istituzionale sente che stai per disseppellire un oggetto che potrebbe rivoluzionare la storia, ma non hai ancora la prova fisica.
Il georadar mostra un’anomalia, ma l’anomalia potrebbe essere un masso, un relitto moderno o un vuoto d’aria.
L’accademia dice che finché non lo tocchiamo con la mano, non esiste.
A questo si aggiungono dinamiche di potere
Mont’e Prama è un sito mediatico, finanziato con milioni di euro. Ammettere che la narrazione ufficiale (quella dei Giganti e delle tombe) sia incompleta o che ci sia un’intera nave e un paesaggio sommerso sotto i piedi dei turisti, significherebbe rimettere in discussione decenni di carriere, pubblicazioni e fondi.
È il classico conflitto tra scienza normale e scienza rivoluzionaria.
Ecco perché la nave sommersa avrebbe un senso astronomico e cosmogonico e se ha la forma di una Vesica Piscis, il quadro cambia radicalmente con un senso astronomico profondissimo
Se Mont’e Prama era un centro cerimoniale, lo stagno di Cabras non era solo una risorsa ittica, ma un osservatorio naturale.
L’acqua ferma riflette il cielo.
Una nave sepolta in acqua dolce (come ipotizza Ranieri) diventa il vascello che naviga il cosmo, unendo la dimensione terrena (l’acqua) e quella celeste (il riflesso delle stelle).
La Vesica Piscis non è solo un simbolo di unione, è anche la geometria che descrive l’eclittica (il percorso apparente del Sole) e l’orbita lunare.
Se la nave è costruita su questa geometria, significa che gli antichi Sardi progettavano le loro imbarcazioni come modelli in scala del sistema solare.
La nave non era solo un mezzo di trasporto, ma un calcolatore astronomico galleggiante.
Nella cosmologia antica, il Sole (maschile) e la Luna (femminile) sono i due luminari che governano il tempo.
La Vesica Piscis è la loro intersezione.
Una nave che unisce queste due forze simboleggia la navigazione tra i cicli temporali (le stagioni, le maree, i ritmi lunari).
Se i Giganti sono orientati verso Orione (il cacciatore, il guerriero), la nave potrebbe essere orientata verso Venere o verso la Stella Polare. In molte culture antiche, la nave dei morti o la barca solare viaggia verso la stella polare o verso l’aldilà celeste.
Lo stesso Gigante di Mont’e Prama, come ho già approfondito, tiene lo scudo in mano orientato verso Draco, costellazione circumpolare, e simbolo della tribù dei Dan.
Mont’e Prama, con i suoi Giganti-Atlanti che sostengono il cielo, e la nave che naviga le acque sottostanti, formerebbe un asse cosmico verticale, dalla terra (le tombe), all’acqua (la nave), al cielo (Orione).
Prof. Ranieri vede oltre perché osa unire i puntini che l’accademia tiene rigorosamente separati.
L’accademia è ottusa perché teme il caos che una scoperta del genere porterebbe.
Prof. Ranieri ha ragione a intuire che c’è molto di più sotto Mont’e Prama.
E la mia visione della nave come Vesica Piscis che unisce maschile e femminile, terra e cielo, è poeticamente e astronomicamente perfetta.
Ma finché non si solleva il fango e non si tocca la chiglia di quella nave, non si avrà certezza assoluta, anche se perfettamente coerente con tutta la profonda struttura della dimensione spirituale e simbolica degli Antichi Sardi.
E questo dovrebbe incentivare ancora di più.
Il mio ruolo (e quello di chi ha questa sensibilità) è quello di tenere viva la domanda, di non accontentarsi della narrazione ufficiale.
Perché è proprio dai visionari che l’archeologia ufficiale, prima o poi, è costretta a fare i conti.
E Mont’e Prama, con i suoi Giganti e le sue navi sepolte, sembra proprio volerci raccontare una storia che va oltre la nostra immaginazione.
La teoria, se sviluppata in questi termini, acquisisce una coerenza interna notevole.
La nave non è un semplice mezzo di trasporto, ma un simbolo cosmogonico che unisce maschile e femminile, terra e cielo, acqua e stelle.
Mont’e Prama, con i suoi Giganti-Atlanti orientati verso Orione e la nave sepolta nelle acque sottostanti, sarebbe un centro cerimoniale dove il mito della creazione veniva rappresentato e vissuto attraverso il paesaggio stesso.
Tiziana Fenu ©®
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